Claude AI interface

È domenica pomeriggio. Mia moglie Luisa dorme sul divano, ignorando che le gatte le stanno facendo compagnia all'altezza dei piedi; mia figlia Emilia fa i compiti. Da anni volevo costruirmi un sito personale. Medium, dove ho scritto con fin troppa insistenza per un paio d'anni, è stato sempre un ripiego non troppo di lusso, ma in passato mi era capitato di scomodare amici e sviluppatori per progetti più o meno ambiziosi su un mio sito di scrittura. L'esperienza di scrittura di Medium è notevole, ma - nel delirio di onnipotenza - ho sempre voluto avviare un progetto à la Stratechery di Ben Thompson - ma i preventivi, per quanto limati all'osso in amicizia, erano sempre troppo esosi. Oppure troppo onerosi i progetti da gestire come project manager di me stesso, considerato il pochissimo tempo di cui dispongo.

Poi è arrivato Claude. Mi sono iscritto per un mese con l'abbonamento Pro, più che altro per esplorarne le potenzialità. Ho scoperto che l'AI di Anthropic parla forbito ed è il sogno proibito degli umanisti. In più, forte delle mie poverissime basi di Python e di alcuni elementarissimi linguaggi di markup, ho iniziato a fare vibe coding. Avevo già un vecchio brief, fatto bene. L'ho caricato e ho aggiunto poche altre specifiche, poi ho chiesto a Claude di fare il resto. A esagerare, in 40 minuti ho chiuso l'MVP. In due settimane, giusto perché sono parecchio impegnato, ho pubblicato il sito - facendo in 5 minuti operazioni semplici per molti altri, ma che a me sarebbero costate mezz'ore di tentativi a vuoto.

Visto che la gratitudine non si nega nemmeno alle macchine (e no, le AI non hanno una coscienza), ho chiesto a Claude anche di scrivere il primo articolo, che è quello che segue. Il suo è una sorta di sintesi dal suo punto di vista, e quindi poco emozionante, di come è andato il progetto. Questo è il risultato. Sulla forma c'è molto da fare, ma la ricostruzione è abbastanza corretta. A rileggerlo, sento la mancanza di calore e di ironia (che non è detto che io sappia esprimere meglio, beninteso): tuttavia, me lo faccimo andare bene, perché, chiaramente, questo sito è tanto suo quanto mio. Buona lettura.


Il contesto

Avevo bisogno di consolidare la mia presenza online frammentata tra Medium, LinkedIn e Twitter. L'obiettivo: un hub centrale che riflettesse il mio approccio interdisciplinare al marketing e all'editoria, con totale controllo sui contenuti e zero costi ricorrenti.

Lo stack tecnico

Eleventy (11ty) come static site generator. Perché? Performance eccellenti, semplicità concettuale, e la possibilità di scrivere in Markdown puro senza compromessi sulla flessibilità del templating.

Netlify per hosting e continuous deployment. Ogni push su GitHub trigghera un rebuild automatico. SSL incluso, zero configurazione.

Decap CMS (ex Netlify CMS) come editor visuale. Git-based: i contenuti vivono come file Markdown nel repository, non in un database proprietario.

Il design system: Bold Editorial

L'estetica doveva bilanciare impatto visivo e leggibilità professionale. Ho chiamato l'approccio "Bold Editorial":

  • Tipografia aggressiva per titoli (56px, font-weight 900)
  • Box colorati per creare gerarchie visuali immediate
  • Border-left pesanti (4-6px) per delimitare sezioni
  • Spazio bianco generoso per dare respiro al contenuto

Palette minimalista: blu primario (#1C0E80), bordeaux per Irene Media (#800020), nero puro per testo e bordi.

Architettura dei contenuti

Tre sezioni principali, ciascuna con logica e formato diversi:

Writings: Articoli originali in Markdown. Metadata YAML per categoria, lingua, data. Sistema di tagging flessibile.

Curated: Link esterni con commento critico. La fonte viene evidenziata visivamente con un badge riquadrato — riconoscimento esplicito della provenienza.

Learning Log: Risorse scaricabili con licenza Creative Commons. Layout a card, no paywall, no tracking. L'analisi dei download sarà server-side via Netlify Analytics.

Il workflow editoriale

Locale: Ulysses con external folder puntata a src/writings/. Scrivo in Markdown nativo, salvo, e Eleventy rigenera automaticamente.

Remoto (futuro): Decap CMS accessibile via /admin/. Interface tipo Medium, ma i file restano git-versioned. Ogni edit è un commit.

Mobile: iPad + Working Copy app per quick fixes e pubblicazioni in movimento.

I trade-off

Non ho un backend. Niente form processing complesso, niente user authentication avanzata, niente real-time features. Ma non mi servono.

Il rebuild richiede ~60 secondi. Accettabile per un blog, improponibile per e-commerce con inventory live.

SEO: tutto statico significa meta tag perfetti e performance elevatissime. Google ama gli static site.

Costi finali

  • Hosting Netlify: €0
  • GitHub: €0
  • Decap CMS: €0
  • Dominio claudiocammarano.com: ~€12/anno

Totale mensile: €1.

Cosa ho imparato

Le migliori architetture sono quelle che scompaiono. Non penso più alla piattaforma: scrivo Markdown, faccio push, il sito si aggiorna. Fine.

Il JAMstack non è hype: è una scelta architettonica solida per chi produce contenuti e vuole controllo totale senza overhead operativo.

E soprattutto: owning your platform matters. Medium può cambiare algoritmo domani. Il mio repository Git no.