Che cos'è
Un modo di dichiarare, per ogni testo che entra in un archivio, che funzione svolge per chi lo tiene. Non se è bello o importante: che cosa fa. Se porta uno strumento di pensiero riusabile altrove, se corregge un dato che si credeva fermo, se descrive come funziona economicamente un settore, se mostra il modo in cui qualcuno lavora. Quella dichiarazione è una badge, ed è visibile su ogni scheda del sito.
Intorno alla funzione stanno altri quattro strati: di che cosa il pezzo parla, dove si colloca nei temi della casa, a quali concetti lavorati si aggancia, e quanto pesa nel conto generale. Cinque strati in tutto, su 267 pezzi e 364 concetti.
Perché esiste
Un archivio che cresce diventa un mucchio, a meno che ogni pezzo non dica perché è dentro. Una lista di link non si interroga: un corpus con le funzioni dichiarate sì — si può chiedere che cosa l’archivio sappia correggere, dove non abbia strumenti, quando abbia smesso di guardare i mercati.
E una pratica che resta in testa a una persona non si può insegnare, concedere in licenza né difendere dalla copia. Per questo la specifica è pubblica, versionata e rilasciata con licenza CC BY 4.0, e viene depositata insieme al corpus su cui è stata ricavata: chi vuole può prendere le assegnazioni e provare a smentirle. Il precedente è GRADE, in medicina: il manuale è gratuito, e quello che si paga è saperlo applicare.
A chi serve
A chi legge questo sito, per pesare un rimando prima di seguirlo: una badge dice in due parole perché quel testo è stato tenuto.
A chi cura un altro archivio — una redazione, un osservatorio, una biblioteca d’impresa, un gruppo di ricerca. Il protocollo è aperto e non è legato a questi contenuti: le sei funzioni valgono per qualunque corpus in cui qualcuno decida che cosa entra. Altre ENTIA sono possibili su altri mondi.
A chi vuole verificarlo. Insieme alla regola sono pubblicati il corpus con le assegnazioni, le date in cui sono state fatte, e la portata dichiarata del modello.
Il nome
Se le idee sono cose, ENTIA è uno strumento che serve a metterle nel loro cassetto: a classificarle dentro questo ecosistema editoriale. Altre ENTIA sono possibili e pensabili, su altri argomenti, dentro altri mondi mentali. Il plurale rimanda naturalmente a entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem — che per un protocollo di selezione è un criterio sano.
I cinque strati
La notazione non è una tassonomia di argomenti: è una scala di impegno. Ogni strato dice la stessa cosa di un testo con un grado diverso di esposizione all’errore, e si definisce per quello che non può fare.
| Strato | Quanti | Che cosa lo lega | Che cosa afferma | Che cosa non può |
|---|---|---|---|---|
| Tag libero | 43 | niente | niente | generare una pagina |
| Argomento | 59 | l’appartenenza a clusters.js | un raggruppamento | avere una nota |
| Tema | 5 | nulla: si deriva dagli Argomenti | una posizione | essere assegnato a un pezzo |
| Concetto | 364 | un validatore che fa cadere il build | una proposizione sul mondo | esistere senza una nota e dei legami |
| Geometria | 3 | una formula pubblicata | niente sul mondo | essere scelta |
Tag libero. Semantica spontanea senza conseguenze. È la valvola: perché esiste un posto dove l’impulso non costa nulla, gli Argomenti possono restare pochi.
Argomento. Semantica normalizzata. Raggruppa, non afferma: se un termine regge una nota non ovvia, non è un Argomento.
Tema. Connotazione. È lo strato che afferma di più e che nessun programma può verificare: una connotazione verificabile sarebbe una denotazione.
Concetto. Semantica lavorata. È l’unico strato alto sia nell’affermare sia nel lasciarsi controllare: il centro, e tutto il resto esiste per proteggerlo.
Geometria. Il tasso di cambio: l’unico posto dove un saggio, una scheda e una citazione in catena diventano la stessa unità di misura. Pesi 1,5 / 1 / +0,25.
Le sei funzioni
Ogni scheda dichiara una sola funzione: che cosa quella lettura ha fatto per questo archivio. Quando due si applicano entrambe, vince la più specifica, nell’ordine qui sotto.
Precedenza 1 · 16 schede
Riferimento tecnico
La risorsa che bisogna aver letto — o visto — per trattare il tema con cognizione di causa: il testo su cui gli altri, spesso senza dirlo, si appoggiano. Quando il sito affronta l’argomento, costruisce a partire da qui.
Prova: Se sparisse questa fonte, l’informazione non esisterebbe altrove in forma primaria?
Precedenza 2 · 37 schede
Dato che corregge
Un numero, un trend o un caso documentato che smentisce un’idea diffusa — a volte una che avevo anch’io. Entra proprio perché costringe a correggere.
Prova: So nominare la credenza diffusa che questo pezzo smentisce? Se non so dirla, non è questo criterio.
Precedenza 3 · 14 schede
Metodo di lavoro
Il pezzo descrive un cambiamento nel modo di lavorare — processi editoriali, organizzazione dei team, strumenti — che vale la pena portare nella pratica, mia o delle organizzazioni di cui scrivo.
Prova: Descrive una sequenza di operazioni che potrei adottare domani?
Precedenza 4 · 26 schede
Lettura di mercato
Il pezzo fa capire come funziona economicamente un settore: chi paga, chi guadagna, dove si sposta il valore. Entra quando aggiorna la comprensione della struttura di un mercato — editoriale o no.
Prova: C'è una struttura economica, con qualcuno che paga e qualcuno che incassa?
Precedenza 5 · 103 schede
Strumento concettuale
Il pezzo fornisce una tesi o una categoria che funziona anche fuori dal contesto in cui è nata: un attrezzo da portare su altri terreni. Si segnala l’utensile, non l’argomento.
Prova: Posso applicare questa cornice a un oggetto diverso da quello di cui il pezzo parla?
Precedenza 6 · 27 schede
Elementi di scenario
Il pezzo aggiorna il quadro su uno dei fronti che il sito segue nel tempo — AI, editoria, geopolitica dei contenuti — e tiene la mappa al passo.
Prova: Dice dove stanno le cose, senza dare né una cornice né una correzione. Ultima scelta.
Le regole
Quanto ciascuna funzione sta nel testo
Non è una scala di qualità: misura dove sta il criterio. Lettura di mercato è quasi tutta nel testo, perché i soldi e le istituzioni lasciano tracce materiali. Dato che corregge è quasi tutta fuori: per dire che un pezzo corregge bisogna sapere che cosa si credeva prima, e quella credenza non sta nella scheda.
La linea tratteggiata è il caso: 47 per cento, cioè la quota che si otterrebbe assegnando sempre la funzione più frequente. I numeri per criterio stanno su 14-36 casi: è una forma, non una misura.
Metodo. Ricostruzione dell’etichetta da testata, Argomenti, tipi dei concetti e lessico del perché; classificatore naive Bayes con lisciatura, validazione leave-one-out su 215 schede.
La mappa
I cinque strati, uno dentro l’altro. L’area di ogni rettangolo è il peso del pezzo che lo genera: un saggio o una catena valgono 1,5, una scheda 1, più 0,25 per ogni catena che la cita fra le fonti. Tocca un rettangolo per scendere di un livello; le briciole in alto riportano indietro.
Gli stessi dati in tabella
| Voce | Peso | Pezzi | Quota |
|---|
Un pezzo con più argomenti distribuisce il proprio peso in parti uguali fra loro, e lo stesso fa fra i propri concetti: la somma di ogni livello resta il peso dell’archivio e nessun pezzo è contato due volte. Il filtro temporale usa la data di curatela — il giorno in cui il pezzo è entrato nell’archivio, ricavato dai commit del repository — e non la data della fonte: la prima dice come è cresciuto l’archivio, la seconda quanto sono vecchi i materiali. I mesi sono mesi di calendario, non fasi: se c’è una discontinuità si vede dai volumi, non da un’etichetta. Di 10 pezzi la data di curatela non è nota: compaiono sotto «Tutto» e in nessun mese.
Che cosa il modello si propone
Il modello serve a far intravedere pattern dentro un’infrastruttura progettata su più livelli. Gli strati non sono una classificazione ordinata per comodità: sono le condizioni perché qualcosa si possa vedere. Un archivio in cui ogni pezzo porta un solo tag non ha una forma da guardare.
- Il pattern, se emerge, non discende in modo ovvio e necessario dalle premesse.
- È questo che lo rende informativo. Dove le conclusioni seguono deduttivamente dalle regole non si legge nulla che non fosse già nelle regole: la notazione restituirebbe l’archivio che le è stato dato. Qui le assegnazioni si fanno a mano, una per una, e il disegno si vede dopo — ENTIA è una notazione, non un motore deduttivo.
- Quello che si vede vale per questo archivio e per il periodo in cui è osservato.
- Le quote per funzione stanno su poche decine di casi, e la mappa si ridisegna a ogni pezzo che entra. Sono una forma, non una misura: la pagina dichiara sempre su quanti pezzi un rilievo è stato fatto, e il filtro temporale della mappa permette di vedere se quella forma cambia nel tempo.
Adottare ENTIA
La licenza chiede una cosa sola: citare la fonte. Copiare questa pagina, adattarla, portarla dentro un prodotto a pagamento è permesso. Dichiarare di usare ENTIA è un’altra cosa, e ha delle condizioni: come accade per i metodi di valutazione delle prove in medicina, dove il manuale è libero ma il diritto di scrivere «abbiamo seguito il metodo» è vincolato a requisiti espliciti. La distinzione serve a chi legge: senza di essa, l’etichetta non dice niente.
Che cosa si adotta, e che cosa si sostituisce
La struttura è ENTIA, e non si cambia: i cinque strati e il loro ordine; le funzioni intese come posizioni in una precedenza (prima si guarda se il pezzo è un riferimento tecnico, per ultimo se è un elemento di scenario); l’obbligo di esporre il residuo, cioè i casi in cui la regola e il giudizio non sono andati d’accordo.
Il vocabolario e i parametri sono miei, e si sostituiscono: i temi, gli argomenti, i concetti, i nomi delle sei funzioni, i coefficienti del peso. Un archivio di storia dell’arte avrà altri temi e altre funzioni, e peserà i pezzi in un altro modo. È il senso del plurale nel nome: non si adotta la mia tassonomia, si adotta il modo di costruirne una e di tenerla onesta.
Il peso
La formula che dà un peso a ogni pezzo entra nel pacchetto nella sua forma, non nei suoi numeri. ENTIA chiede che una funzione di peso esista, sia pubblicata e sia versionata: senza di essa i profili di due archivi non sono confrontabili, e i numeri si possono accordare a cose fatte senza che si veda. Non chiede che i coefficienti siano i miei (un saggio 1,5; una scheda 1; più 0,25 per ogni catena che la cita; i pesi geografici 1, 0,5 e 0,25): quelli dipendono da che cosa un archivio produce.
Quindi no: cambiare i coefficienti non produce un criterio diverso, produce un’altra configurazione dello stesso criterio, che va dichiarata — come si dichiara una soglia, non come si cambia una prova. Si smette di fare ENTIA quando si cambia il numero degli strati o il loro ordine, quando si trasforma la precedenza fra le funzioni in un calcolo automatico, o quando si smette di pubblicare il residuo.
Le quattro condizioni
Quattro condizioni, con una sola idea dietro: la conformità non è seguire la regola, è rendere visibile dove la regola non ha funzionato.
- Pubblicare le assegnazioni, pezzo per pezzo, con la data in cui sono state fatte. Senza la data non si vede la deriva.
- Pubblicare il profilo: come le funzioni si distribuiscono, e su quale periodo. È il numero che rende una copia confrontabile con l’originale.
- Dichiarare i disaccordi noti fra la regola e il giudizio, invece di correggerli in silenzio. Sono l’unico punto da cui la notazione può imparare qualcosa.
- Versionare la propria copia, dire da quale versione di ENTIA discende e quali parametri sono stati cambiati.
Il deposito, e come citarlo
La specifica, il vocabolario in SKOS, il corpus con le assegnazioni e le due date, la mappa e le figure sono depositati su Zenodo con licenza CC BY 4.0: un archivio pubblico, indipendente da questo sito, che garantisce che la versione 1.0.0 resti consultabile e immutata anche quando questa pagina sarà cambiata.
Cammarano, C. (2026). ENTIA 1.0.0 — Epistemic Notation for Texts In Archives. Zenodo. 10.5281/zenodo.23303451
Quel DOI è quello concettuale: punta sempre all’ultima versione. La 1.0.0 ha anche un DOI proprio, 10.5281/zenodo.23303452, da usare quando serve citare esattamente questa e non una successiva. Il dataset dei concetti è depositato a parte: 10.5281/zenodo.22843731. Per le macchine, la stessa specifica sta in /entia.json.
Licenza
CC BY 4.0. Diversa da quella dei saggi, e deliberatamente: NC-ND su un protocollo impedirebbe l’adozione che lo rende utile, e ND vieterebbe le versioni derivate che sono il segno che un metodo è vivo.