Colophon
Come funziona questo sito: la tassonomia, i criteri, le regole che governano ciò che entra e ciò che resta fuori.
Questo sito è costruito come una biblioteca personale aperta al pubblico, non come un flusso. Le cose che pubblico — saggi, segnalazioni, note di ricerca — entrano in un sistema di classificazione che esisteva prima di loro e che è fatto per durare più di loro. Questa pagina dichiara le regole del sistema.
Il Sommario ragionato
La tassonomia ha quattro livelli: cinque temi, che sono i rami principali; gli argomenti, che i saggi dichiarano come categorie; i concetti — persone, teorie, opere, istituzioni — assegnati a mano a ogni pezzo; e le serie, che ordinano i saggi in percorsi sequenziali. Il Sommario in home page è la vista d’insieme di questo albero, e il nome non è casuale: il modello è il Système figuré des connaissances humaines con cui d’Alembert aprì l’Encyclopédie — la convinzione, illuminista e mai passata di moda, che ordinare il sapere sia già un modo di produrlo.
Nessuna classificazione è automatica. I concetti li assegno io, pezzo per pezzo; l’albero si rigenera a ogni pubblicazione, ma la materia che lo alimenta è curata a mano.
I criteri dei Curated
Le segnalazioni di letture altrui non sono un elenco di link: sono schede. Ogni scheda porta un badge che dichiara che funzione ha quel testo nel sistema del sito, e una riga che spiega perché è entrato. I criteri possibili sono sei:
- Lettura di mercato
- Il pezzo fa capire come funziona economicamente un settore: chi paga, chi guadagna, dove si sposta il valore. Entra quando aggiorna la comprensione della struttura di un mercato — editoriale o no.
- Riferimento tecnico
- La risorsa che bisogna aver letto — o visto — per trattare il tema con cognizione di causa: il testo su cui gli altri, spesso senza dirlo, si appoggiano. Quando il sito affronta l’argomento, costruisce a partire da qui.
- Metodo di lavoro
- Il pezzo descrive un cambiamento nel modo di lavorare — processi editoriali, organizzazione dei team, strumenti — che vale la pena portare nella pratica, mia o delle organizzazioni di cui scrivo.
- Strumento concettuale
- Il pezzo fornisce una tesi o una categoria che funziona anche fuori dal contesto in cui è nata: un attrezzo da portare su altri terreni. Si segnala l’utensile, non l’argomento.
- Dato che corregge
- Un numero, un trend o un caso documentato che smentisce un’idea diffusa — a volte una che avevo anch’io. Entra proprio perché costringe a correggere.
- Elementi di scenario
- Il pezzo aggiorna il quadro su uno dei fronti che il sito segue nel tempo — AI, editoria, geopolitica dei contenuti — e tiene la mappa al passo.
Se un pezzo non soddisfa nessuno di questi criteri, non entra — per quanto sia ben scritto. È il contrario di un feed: la selezione dichiara la propria regola e ne risponde.
Le pertinenze
Accanto a ogni saggio compaiono letture pertinenti scelte tra i Curated. La selezione è automatica ma non opaca: è una regola dichiarabile, e quindi la dichiaro.
Regola di pertinenza.
Ogni curated riceve +3 per ciascun concetto condiviso con il saggio e +1 per ciascun argomento condiviso. Sotto la soglia di 2 non compare nulla: meglio due rimandi veri che tre con un riempitivo. Il numero di rimandi cresce con la lunghezza del saggio. Non c'è apprendimento automatico, non c'è profilazione del lettore: la stessa pagina mostra le stesse pertinenze a chiunque.
Le lingue
I saggi sono in italiano. The Abstract, su Substack, legge la content economy in inglese per un pubblico internazionale. Il Lab — le note del progetto di ricerca sulla validazione epistemica degli output AI — è solo in inglese, per scelta: è materiale di lavoro rivolto a una comunità che lavora in quella lingua.
La scrittura e l’AI
Per realizzare questo sito uso strumenti di AI, senza i quali sarebbe impensabile anche solo provarci. Quanto all’uso degli LLM nella scrittura, ne ho scritto per esteso in La macchina e la lotta. Il mio approccio aspira a essere antidogmatico: uso tutto quello che posso per fare brainstorming, affinare bibliografie, costruire scalette. La stesura finale però è mia. In tutti i casi, niente di ciò che viene pubblicato in questo sito esula dalla mia responsabilità. Dal 23 agosto 2026 questo impegno generico è diventato una dichiarazione puntuale: ogni pezzo porta in coda il proprio codice, secondo la notazione descritta qui sotto.
La notazione dell’intervento AI
Ogni testo pubblicato riporta in coda un codice che dichiara in che misura un modello linguistico è intervenuto nella sua produzione. La notazione misura quanta della superficie pubblicata è passata dal modello, non il peso intellettuale del contributo: un codice più avanzato non indica un testo meno mio, indica un testo la cui prosa è passata più a lungo per una macchina. La responsabilità editoriale, la verifica delle fonti e la decisione finale su ogni riga restano interamente mie.
Primo asse — su quanta prosa. Sempre presente, un solo valore.
00- Nessun intervento. Nessun uso di modelli linguistici oltre il correttore ortografico.
DL- Dialogo. Discussione preliminare, brainstorming, ricerca e verifica condotti in conversazione con un modello. Il testo è mio dalla prima riga.
ED- Editing. Testo interamente scritto da me e sottoposto a revisione assistita.
WR- Scrittura. Prima stesura generata su mie indicazioni e sui miei materiali, poi riscritta ed editata da me.
I valori sono cumulativi in senso permissivo: il codice indica il livello massimo raggiunto e implica che i precedenti possano essere stati usati, non che lo siano stati.
Secondo asse — su quali apparati. Facoltativo, cumulabile.
FM- Formalizzazione. Costruzione assistita di apparati tecnici — formule, modelli, codice, tabelle — che entrano nel testo pubblicato.
TR- Traduzione. Adattamento assistito da o verso l’inglese di un testo già mio.
I due assi sono indipendenti perché descrivono cose diverse: il primo riguarda la prosa, il secondo porzioni delimitate e verificabili del testo. Un saggio scritto interamente di mio pugno le cui formule sono state costruite in dialogo è 00·FM, e rendere visibile quella distinzione è precisamente il motivo per cui la notazione esiste.
Rapporto con il watermarking. Dall’agosto 2026 i modelli linguistici dei principali fornitori incorporano nel testo generato un watermark statistico, in conformità al Codice di condotta europeo sulla trasparenza dei contenuti generati da AI. Quel watermark risponde a una sola domanda — se un modello sia stato probabilmente coinvolto — e non distingue la scrittura dall’editing. Non rileva il dialogo preliminare, perché nessuna parola del modello entra nel testo; rileva poco o nulla l’editing leggero; non si applica dove l’output è obbligato, come nelle formule. Tre dei codici qui sopra dichiarano quindi ciò che nessuna infrastruttura di rilevamento può ricostruire. La notazione non sostituisce il watermark e non ne dipende: dichiara ciò che il watermark non può vedere.
Una conseguenza da segnalare. Le traduzioni generate da un modello portano watermark pieno, perché ogni parola è scelta dal modello. Un testo siglato ED·TR — mio nell’originale, adattato in inglese con assistenza — risulterà quindi a un controllo esterno come integralmente generato. Il codice TR esiste per rendere leggibile questa asimmetria.
Ambito, e una parola sulla retrodatazione. La notazione è stata introdotta il 23 agosto 2026 e si applica a tutto ciò che è pubblicato su questo sito, archivio compreso. I pezzi anteriori a quella data portano quindi un codice attribuito a posteriori, e ogni pezzo lo dichiara sotto il proprio codice: è una ricostruzione, non una registrazione in presa diretta, e la differenza conta abbastanza da essere scritta. Le due alternative erano peggiori. Ricostruire l’archivio in silenzio avrebbe prodotto una dichiarazione che nessuno può verificare e che si presenta come se fosse stata presa sul momento — il tipo di affermazione che questo sito esiste per non fare. Lasciarlo senza codice avrebbe prodotto un’ambiguità più grossa ancora, perché l’assenza della sigla non distingue fra «nessun intervento» e «non dichiarato». Certificare tutto e datare la certificazione è la sola via che non chiede fiducia su un punto verificabile.
I metadati: concetti, criteri, descrizioni. La notazione riguarda i testi. I metadati che li circondano — i concetti assegnati a ogni pezzo, il criterio e la riga di motivazione di ogni curated, le descrizioni — seguono un metodo costante, che dichiaro qui una volta invece di ripeterlo pezzo per pezzo: la proposta è assistita da un modello a partire dal testo già scritto, la validazione è mia e avviene una voce alla volta, e nulla entra nell’indice senza che io l’abbia letta e confermata. Non portano un codice proprio per la ragione che il saggio sulla notazione argomenta al §6: un codice il cui valore non varia mai non trasporta informazione, e occuperebbe spazio senza dire niente. La difesa regge finché il metodo resta questo. Se un giorno l’assegnazione dei concetti diventasse automatica, questa riga andrebbe riscritta — ed è esattamente per questo che sta qui.
Il ragionamento esteso che ha portato a questa notazione, con la matrice delle combinazioni possibili, è in La formula dell’autenticità.
Sito statico generato con Eleventy, pubblicato su Netlify. Carattere: Source Serif 4.
Niente cookie di profilazione, niente paywall, niente algoritmi di raccomandazione. Statistiche: Google Analytics 4 in forma aggregata.
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