The Verge documenta come gli occhiali Meta siano stati utilizzati dall’Immigration and Customs Enforcement per operazioni di sorveglianza e identificazione. Il caso mette in evidenza un problema strutturale: quando la tecnologia wearable incontra il riconoscimento facciale, la distinzione tra spazio pubblico e privacy personale collassa.
Non si tratta solo di policy aziendale o di regolamentazione governativa. È una questione di architettura: dispositivi progettati per catturare continuamente il mondo circostante creano infrastrutture di sorveglianza persistente, indipendentemente dall’intento originale del produttore.
Il dibattito su “se” regolare questo tipo di tecnologia è ormai superato. La domanda ora è “come” — e soprattutto, chi ha il potere di decidere quando e dove questi dispositivi possono essere usati.