teoria

strutturalismo

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Il metodo che legge un fenomeno come sistema di relazioni: un elemento vale per la posizione che occupa rispetto agli altri, non per ciò che è preso da solo. Nasce dalla linguistica di Saussure e passa, con Jakobson, Lévi-Strauss, Barthes e Greimas, all’antropologia e alla semiotica. In questo sito è l’organon implicito, lo strumento con cui ragiona: cercare la struttura sotto la superficie. Il sito ne ricava una posizione. Del poststrutturalismo resta almeno un’acquisizione buona: ogni pensiero è situato. Ma la struttura viene prima del gesto di collocarsi in un contesto. La lingua è la mappa del pensiero (non coincide, ma lo indica), e studiarla con rigore è un esercizio geografico. In questa famiglia entra anche il Tractatus di Wittgenstein: quello del primo Wittgenstein è un mondo di fatti, e di proposizioni che ne sono l’immagine. Wittgenstein non ne avrebbe forse approvato l’etichetta, ma è noto che l’uomo di suo approvava ben poco. In italiano il riferimento culturale più importante e più dimenticato è l’Enciclopedia Einaudi, un’opera grande in 16 volumi che rinunciò all’ordine alfabetico per un sistema di voci collegate. Il suo sforzo fu di gettare le basi per una nuova metodologia delle scienze umane e non, ma arrivò troppo tardi e fallì miseramente. Non è più disponibile, se non in forma di remainder, ma per poco tempo è stata possibile, e questo conta.

  • Umberto Eco — Il maestro da cui l’autore ha imparato a cercare la struttura sotto la superficie.
  • Enciclopedia Einaudi — Il tentativo italiano più ambizioso di organizzare il sapere per relazioni invece che per alfabeto.
  • poststrutturalismo — Ne eredita l’idea buona, che ogni pensiero è situato; il sito ne rifiuta l’esito, che la struttura si dissolva nel discorso.
  • Ludwig Wittgenstein — Il mondo del Tractatus è fatto di fatti, e le proposizioni ne sono l’immagine: una struttura prima che un contenuto.
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