Gli autori raccolgono 4.221 sondaggi condotti nelle ultime tre settimane di 608 elezioni statali americane, presidenziali, per il Senato e per i governatori, fra il 1998 e il 2014, e confrontano l’errore effettivo con quello dichiarato. L’errore quadratico medio è di circa 3,5 punti, il doppio di quanto implicano i margini d’errore pubblicati, e gli intervalli al 95 per cento contengono il risultato reale solo nel 73 per cento dei sondaggi per il Senato, nel 74 per quelli per i governatori e nell’88 per quelli presidenziali. La differenza ha due fonti: una distorsione media di circa 2 punti per elezione, condivisa dai sondaggi della stessa corsa perché raggiungono gli stessi gruppi e usano filtri simili, e una variabilità superiore a quella del campionamento casuale, dovuta ai disegni campionari e alle ponderazioni. La distorsione non favorisce sistematicamente un partito. Ne seguono due raccomandazioni: dichiarare margini d’errore che tengano conto degli errori storici, e non illudersi che la media dei sondaggi elimini un errore che tutti condividono.

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Codice attribuito retroattivamente il 23 agosto 2026, all’introduzione della notazione: è una ricostruzione dichiarata, non una registrazione in presa diretta.