Servaas Storm insegna economia a Delft e scrive per l’Institute for New Economic Thinking. Il pezzo, di dicembre 2025, è la prima analisi sistematica in archivio della scommessa americana sullo scaling, ed è costruito sui numeri invece che sulle impressioni. I data center richiedono fra i cinque e i sette trilioni di dollari per portare online 122 gigawatt fra il 2026 e il 2030; il fabbisogno di finanziamento al 2030 supera i mille e quattrocento miliardi, oltre le capacità attuali del mercato; secondo Barclays l’investimento cumulato in AI potrebbe valere più del 10% del PIL statunitense entro il 2029, contro circa il 6% nella prima metà del 2025. L’indebitamento investment-grade delle grandi imprese tecnologiche fra settembre e ottobre 2025 è stato di 75 miliardi, contro una media di 32 miliardi l’anno nel decennio precedente. La parte più utile è la ricostruzione del paradosso dei costi, perché smonta l’argomento più ripetuto dai difensori del modello. Il prezzo per token è sceso da 20 dollari per milione a fine 2022 a circa 0,40 nell’agosto 2025, ma il costo di inferenza sostenuto dalle imprese è cresciuto di circa dieci volte in due anni: il consumo è esploso, da meno di 220 token per interrogazione nel 2021 a circa 22.000 per un singolo scambio nel 2025, con proiezioni fra 150.000 e 1.500.000 al 2030. Il calo del prezzo unitario non produce risparmio, produce dipendenza da un costo crescente. Dal lato dei ricavi la pressione è simmetrica e viene da fuori: DeepSeek R1 costa 0,14 dollari per milione di token contro i 7,50 di ChatGPT o1, e per un sito che ne processa 500 milioni al mese la differenza è fra 70 e 3.750 dollari. Solo il 5% degli utenti di OpenAI paga un abbonamento; secondo lo studio del MIT solo il 5% delle imprese ottiene un ritorno dagli investimenti in AI generativa; per McKinsey due terzi delle aziende sono ancora in fase pilota. Sul finanziamento circolare Storm non usa metafore: Nvidia investe in OpenAI che compra chip Nvidia, OpenAI acquista capacità da Oracle che compra GPU Nvidia, il primo cliente di CoreWeave è Microsoft che è investitore di OpenAI, AMD emette warrant a OpenAI per il 10% del capitale a costo nominale. «Nothing in these circular deals is transparent. It is not clear where the money needed for these deals is coming from.» Il precedente che indica è il finanziamento incrociato di fine anni Novanta, quando fornitori e clienti si sostenevano a vicenda le valutazioni senza generare valore reale. Le quattro ragioni per cui prevede che la bolla si sgonfi sono ordinate: ricavi impossibili fra prezzi calanti e costi crescenti; debito contratto su infrastruttura deperibile, con GPU utili tre-cinque anni; colli di bottiglia sulla rete elettrica che allungano i tempi di consegna oltre i sette anni; rendimenti decrescenti dello scaling. Due passaggi contano oltre l’economia. Il primo è la doppia narrazione, che Storm espone senza attenuazioni: al pubblico si dice di costruire AGI a beneficio dell’umanità, agli investitori si vende una tecnologia che fa «essentially what you will pay us for» — sostituire operatori sindacalizzati con chatbot, massimizzare l’estrazione di affitti, automatizzare il rifiuto di rimborsi sanitari. Il secondo è la chiusa, che è epistemica e non finanziaria: la sovrapproduzione di slop, allucinazioni e contenuto fabbricato finirà per avvelenare la fiducia su cui poggia l’ordine economico e sociale americano. È lo stesso meccanismo che il sito chiama erosione del capitale semantico, visto dal lato del bilancio. Alcune cifre sono state superate dagli eventi — a settembre 2026 l’Economist stima i ricavi AI di Nvidia attorno ai 150 miliardi l’anno, e la scommessa non è ancora stata smentita — ma la struttura dell’argomento regge e vale come contraltare esplicito a quella lettura. Le due schede vanno lette insieme: la stessa catena di operazioni, letta da un giornale che la ritiene una forma sana del capitalismo e da un economista che la ritiene una replica del 1999.
Codice attribuito retroattivamente il 23 agosto 2026, all’introduzione della notazione: è una ricostruzione dichiarata, non una registrazione in presa diretta.