teoria
abitabilità
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Capacità di un luogo di sostenere una vita dignitosa. Nell’archivio entra il 28 settembre 2026 con un’inchiesta di Le Monde che distingue due definizioni: quella fisica dell’IPCC, una soglia di calore, acqua e livello del mare che un luogo supera o non supera; e quella della geografa Nathalie Blanc, per cui l’abitabilità è un processo relazionale fra uno spazio e chi lo abita, non uno stato che il luogo possiede da solo.
La differenza non è accademica. Una classifica delle città più vivibili, scrive Blanc, misura solo la prima definizione e finisce per servire chi ha i mezzi per trasferirsi; chi è povero, malato o lavora in prima linea resta a subire il clima in spazi non adatti, qualunque sia il punteggio della città in cui vive. Eric Klinenberg lo documenta empiricamente per Chicago: due quartieri con lo stesso profilo sociale ebbero mortalità opposta nell’ondata di calore del 1995, e la differenza furono le istituzioni di prossimità — biblioteche, parchi, associazioni — ancora attive in uno dei due.
- biblioteca pubblica — Klinenberg lo mostra per Chicago: a fare da argine all’ondata di calore non è stata la temperatura ma le biblioteche e le reti di vicinato ancora attive.