teoria

dieta mediatica

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L’insieme dei consumi mediali di una persona considerato come regime complessivo — proporzioni, ritmi, orari, alternanza fra formati — invece che come somma di contenuti singoli. Nel sito nasce da un’asimmetria osservata in nutrizione e trasferita qui: gli studi sul singolo alimento producono da decenni risultati piccoli e contraddittori, quelli sui regimi alimentari reggono, e non perché il singolo alimento sia innocuo ma perché non è il livello a cui il fenomeno esiste. La stessa cosa si osserva nella ricerca sui media: la domanda se un formato faccia danno è quasi irrispondibile, mentre l’induzione che certe diete mediatiche nel loro complesso siano nocive è largamente condivisa, anche da chi le pratica. È una critica dell’unità di analisi più che dell’oggetto, e spiega retrospettivamente perché quarant’anni di ricerca sulla televisione abbiano concluso poco. Ha una conseguenza pratica sulla regolazione: gli interventi che le piattaforme accettano quando sono obbligate — tetti orari, blocchi notturni, interruzioni — sono interventi sul regime, non sul contenuto.

  • ecologia dei media — Se i media sono un ambiente e non un canale, l’unità da osservare è il regime di consumo, non il singolo contenuto.
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