L’associazione americana dei ricercatori d’opinione analizza il presunto fallimento dei sondaggi del 2016. Quelli nazionali davano a Clinton circa 3 punti di vantaggio, e lei vinse il voto popolare di 2,1: un errore medio di 2,2 punti, fra i più bassi dal 1936. Sbagliarono invece quelli statali, con un errore medio di 5,1 punti a favore di Clinton e il vincitore sbagliato in Pennsylvania, Michigan e Wisconsin. Le cause individuate sono gli elettori che decisero nell’ultima settimana, schierati in larga parte con Trump, e la mancata ponderazione per titolo di studio, che sovrarappresentava i laureati; l’ipotesi degli elettori di Trump che nascondono il proprio voto non trova conferma. Il rapporto distingue il sondaggio, che misura l’opinione in un momento dato, dalla previsione, che stima un esito, e osserva che le previsioni che davano a Clinton fra il 71 e oltre il 99 per cento hanno probabilmente rafforzato la convinzione che avesse già vinto. Andrew Kohut lo riassumeva così: «Non sono un allibratore, sono uno che misura».

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Codice attribuito retroattivamente il 23 agosto 2026, all’introduzione della notazione: è una ricostruzione dichiarata, non una registrazione in presa diretta.