Nature Human Behaviour 2(1), pp. 6–10, online il 1° settembre 2017 e in fascicolo a gennaio 2018. Settantadue autori, fra cui Berger, Johannesson, Nosek, Wagenmakers, Camerer e, in coda, Valen Johnson: un elenco che è parte del significato del documento, perché mette la firma di buona parte della statistica applicata su una proposta di una riga. Non è ad accesso libero; esiste un preprint su PsyArXiv.
La proposta e il suo perimetro esatto, che è la cosa più fraintesa: «Proponiamo di cambiare la soglia di default del p-value per la significatività statistica per le affermazioni di nuove scoperte da 0,05 a 0,005.» E in tre precisazioni successive: «Restringiamo la nostra raccomandazione alle affermazioni di scoperta di nuovi effetti»; «Non affrontiamo la soglia appropriata per le replicazioni confermative o contraddittorie di affermazioni esistenti»; «Non sosteniamo cambiamenti nelle soglie di scoperta in campi che hanno già adottato standard più stringenti (per esempio la genomica e la ricerca in fisica delle alte energie).» I risultati nella fascia intermedia non spariscono, cambiano nome: «I risultati che oggi sarebbero chiamati significativi ma non raggiungono la nuova soglia dovrebbero invece essere chiamati suggestivi.»
La giustificazione è bayesiana, e questo è il punto che rende la scheda utile all’apparato: la soglia non viene scelta per severità di costume ma per corrispondenza con una scala di evidenza. «Un p-value bilaterale di 0,05 corrisponde a fattori di Bayes in favore di H1 che vanno da circa 2,5 a 3,4 sotto assunzioni ragionevoli su H1», mentre «un p-value bilaterale di 0,005 corrisponde a fattori di Bayes fra approssimativamente 14 e 26 in favore di H1». Cioè: la soglia corrente certifica come scoperta ciò che, tradotto, è evidenza debole. Il riferimento tecnico è lo stesso Sellke, Bayarri e Berger del 2001 che sta dietro i numeri di Nuzzo.
I due numeri sulle conseguenze sono la parte che si cita nelle discussioni pratiche. «Il tasso di falsi positivi è maggiore del 33 per cento con probabilità a priori di 1 a 10 e una soglia del p-value di 0,05, indipendentemente dal livello di potenza statistica. Ridurre la soglia a 0,005 ridurrebbe questo tasso minimo di falsi positivi al 5 per cento.» Il costo: «passare da una soglia di α = 0,05 a α = 0,005 mantenendo l’80 per cento di potenza richiederebbe un aumento delle dimensioni campionarie di circa il 70 per cento».
La tesi generale sta in una frase, e va letta sapendo che la firmano settantadue persone: «Gli standard statistici di evidenza per rivendicare nuove scoperte in molti campi della scienza sono semplicemente troppo bassi.» Con l’avvertenza che li tiene onesti: ridurre la soglia «completa — ma non sostituisce — le soluzioni a questi altri problemi», il disegno dello studio fra essi.
Codice attribuito retroattivamente il 23 agosto 2026, all’introduzione della notazione: è una ricostruzione dichiarata, non una registrazione in presa diretta.