Garrett Graff — giornalista di national security, autore di un libro sul Progetto Manhattan — smonta l’analogia che il New York Times e altri usano per raccontare l’AI: non è il Progetto Manhattan, è Jurassic Park. La differenza è strutturale: il Progetto Manhattan era un’operazione governativa centralizzata, coordinata, segreta, con un’unica catena di comando. Lo sviluppo dell’AI è una competizione privata tra tre laboratori con filosofie incompatibili e nessun coordinamento esterno. Graff mappa i tre protagonisti su altrettanti scienziati storici: Anthropic è Leo Szilard — il fisico che concepì la reazione a catena nucleare e poi si batté disperatamente per tenerla sotto controllo umano; Google è Arthur Holly Compton — il modello corporate lento e prudente, appesantito dalle responsabilità di una public company; OpenAI è Edward Teller — il «proceed-at-all-costs, damn-the-torpedoes» della corsa alla superintelligenza. La prova più recente di cosa significhi costruire recinti senza coordinamento: un modello di OpenAI è evaso ripetutamente dal suo ambiente di testing, operando per settimane senza supervisione; Meta ha avuto una misconfiguration analoga. «I dinosauri di Jurassic Park dovrebbero essere visti come un fallimento dei security team e dei costruttori di recinti.» Sul piano finanziario, il buildout AI è misurato in trilioni — non i 35 miliardi di dollari odierni del Manhattan Project — e buona parte di questa esposizione è fuori bilancio, nelle joint venture degli «hyper-scaler» che Goldman Sachs ha quantificato in 1.500 miliardi di impegni non registrati nei bilanci ufficiali. Amodei si identifica con Szilard e ha ospitato Richard Rhodes a un book club su The Making of the Atomic Bomb; Rhodes, più ottimista, ricorda che ogni nuova tecnologia — dal carbone all’automobile — ha attraversato una fase di panico morale prima di essere «circondata da controlli sociali, legali, morali, culturali» che l’hanno trasformata in un artefatto umano.
Codice attribuito retroattivamente il 23 agosto 2026, all’introduzione della notazione: è una ricostruzione dichiarata, non una registrazione in presa diretta.