Nel 2004, BP ha messo online un carbon footprint calculator e ha speso oltre $100 milioni l’anno per far sì che il mondo pensasse al cambiamento climatico in termini di comportamenti individuali: voli, diete, auto. Quando il documentario di Gore è uscito nel 2006, il concetto era già così radicato che i titoli di coda lo usavano come framework d’azione: riciclate. Leah C. Stokes — politologa a UC Santa Barbara, tra gli architetti del piano per l’elettricità pulita dell’amministrazione Biden — ricostruisce come questa narrazione abbia sistematicamente spostato il dibattito dal piano politico a quello morale, dalla domanda su chi mantiene l’infrastruttura fossile a quanto inquina la tua doccia. Il meccanismo ha funzionato non solo perché era finanziato, ma perché intercettava qualcosa di strutturale nella cognizione. Timothy Morton, in Iperoggetti (2013), descrive il cambiamento climatico come un’entità distribuita su scale spaziali e temporali che eccedono qualsiasi finestra percettiva umana: esiste, ma non si lascia vedere tutto intero. La sua causalità è reale ma non prossima; i suoi effetti sono ovunque ma non hanno un agente singolo identificabile. Kahneman direbbe che è un problema per cui il Sistema 1 — rapido, locale, intuitivo — non ha attrezzatura. Ma anche il Sistema 2 fatica: il pensiero lento funziona su problemi che si possono circoscrivere, non su fenomeni che si dispiegano su secoli e continenti. BP ha riempito questo vuoto cognitivo con qualcosa di misurabile e individuale: il tuo numero, il tuo calcolatore, la tua responsabilità. Una risposta di Sistema 1 a un iperoggetto. Il risultato è stato spostare il dibattito dove poteva essere gestito — il piano morale individuale — e toglierlo da dove contava: la politica dell’infrastruttura energetica. Stokes propone di sostituire il carbon footprint con il carbon wave: non un’impronta individuale nel passato, ma un’onda costruita collettivamente verso il futuro. La metafora è meno precisa della prima, ma è politicamente più onesta: le onde non si fanno da soli.
The Climate Crisis Is Bigger Than Your Footprint
Dato che corregge Il pezzo documenta un fatto preciso e controintuitivo: il concetto di carbon footprint individuale non è una categoria dell’ambientalismo — è un prodotto di marketing di BP, lanciato nel 2004 con un budget di $100M/anno. La manipolazione ha funzionato perché ha sfruttato qualcosa di strutturale nella cognizione. Morton chiamerebbe il cambiamento climatico un iperoggetto — troppo vasto, troppo diffuso, troppo lento per rientrare nella finestra percettiva della mente umana. BP ha riempito quel vuoto con qualcosa di misurabile e individuale: una risposta di Sistema 1 (Kahneman) a un problema che eccede persino il Sistema 2. Il risultato è stato spostare il dibattito dal piano politico — chi mantiene l’infrastruttura fossile? — a quello morale: quanto inquina la tua doccia? Stokes documenta il danno; il sito aggiunge il meccanismo cognitivo.