Hanneke Faber, arrivata alla guida di Logitech da Unilever e Procter & Gamble, ha passato l’estate a girare per i fornitori in Asia e in Svizzera a caccia di chip: «begging and borrowing». Quasi ogni prodotto dell’azienda, dalle tastiere ai mouse, dipende da un chip, e pochissimi produttori di memorie e di unità di archiviazione hanno capacità, gran parte della quale finisce nei data center. «This AI is eating my chips»: il boom dell’intelligenza artificiale non crea solo domanda, sottrae componenti a tutto il resto dell’elettronica. Faber non vede miglioramenti prima di 12-18 mesi, e risponde con il prezzo: circa quaranta prodotti nuovi l’anno, lanciati a prezzi premium.
La guerra aggiunge un secondo vincolo. Con lo Stretto di Hormuz chiuso, il principale centro di distribuzione per Europa, Medio Oriente e Africa, a Dubai, non è più praticabile, e i flussi sono stati spostati su Olanda e Cina. È un’intervista breve e senza dati, ma descrive dal punto di vista di un produttore come l’AI e la guerra ridisegnano la filiera.