Dieci anni dopo Brexit e la prima elezione di Trump, Shawn Donnan misura quello che la rivolta populista doveva fermare. La politica si è frammentata, ma l’economia mondiale è più integrata del 2016: merci, capitali, componenti e soprattutto dati attraversano più confini di prima. Il World Trade Monitor del CPB olandese registra volumi di scambio superiori del 25% a quelli di novembre 2016, le esportazioni mensili cinesi sono raddoppiate e gli Stati Uniti, nonostante i dazi, importano in termini reali 500 miliardi di dollari in più nei primi otto mesi dell’anno. Per l’OCSE il commercio legato alle catene del valore pesa sul PIL mondiale più che nel 2016, e gli utenti di internet sono quasi raddoppiati.
Il paradosso più netto è l’intelligenza artificiale. Il boom americano dei data center dipende da chip e server importati, che Trump ha escluso dai dazi, da ingegneri immigrati e da una ricerca che attraversa i confini: metà degli autori dei paper alla base di DeepSeek non lavorava solo in istituzioni cinesi. Il saggio ha i limiti del genere, con aneddoti di colore dal calcio inglese a una diocesi della Pennsylvania. E non distingue fra un’integrazione voluta e una subita: il «whether we like it or not» finale è una constatazione più che un’analisi.