persona
Louis Menand
1 articolo
Critico e storico delle idee americano (1952), staff writer del New Yorker e professore a Harvard, premio Pulitzer per la storia con The Metaphysical Club (2001) e autore di The Free World: Art and Thought in the Cold War (2021). Nel sito entra con il saggio del settembre 2026 su punteggiatura e verbi, e vale per la chiusa più che per l’argomento: il timore corrente è che scambiamo la poesia di una macchina per quella di una persona, mentre la prospettiva peggiore è che liquideremo quella di una persona come slop. È anche una buona misura di che cosa sia la critica quando è fatta bene — corregge gli autori recensiti sui dettagli tecnici, concede loro il punto dove ce l’hanno, e ricava dai due libri una tesi che nessuno dei due formula. Si usa come lettore di libri altrui, cioè come fonte di categorie, e come testimone competente del mestiere editoriale.
- embodied mind — Hazrat e Kaufman aderiscono alla cognizione incarnata, e per Menand i loro libri sono elegie a una lettura prossima alla fine.
- morte dell’autore — Se smettiamo di immaginare una persona dietro le parole, il testo diventa segno da decodificare: la tesi di Barthes realizzata per via tecnica.
- segnale costoso — Nel settembre 2026 ne dà la conseguenza sul ricevente: azzerato il costo, il sospetto diventa il default e colpisce per primo chi non ha barato.