Colin Koopman, filosofo all’Università dell’Oregon e autore di un libro su Foucault, ne difende l’eredità con un argomento preciso. Foucault non ha trovato il concetto che spiega tutto, e proprio questo è il punto: ha rifiutato di trattare il potere come un’essenza unitaria. Accanto alla sovranità, che resta violenza di Stato, descrive la disciplina che addestra e normalizza i corpi nelle prigioni, nelle fabbriche, nelle scuole e negli ospedali, e il biopotere che regola sessualità, riproduzione e salute. Il potere non ha una forma sola, e cambia forma in risposta alle resistenze: definirlo in anticipo vorrebbe dire limitare in anticipo la libertà.

È la difesa di un Foucault della resistenza, non di soggetti interamente agiti dalle strutture. Il saggio, del 2017, non affronta però le obiezioni classiche sulla normatività, quelle di Habermas e di Nancy Fraser: se il potere è ovunque, da dove si giudica quale potere è inaccettabile, e chi ne risponde?

WR

Codice attribuito retroattivamente il 23 agosto 2026, all’introduzione della notazione: è una ricostruzione dichiarata, non una registrazione in presa diretta.