Zuboff risponde ai propositi di Mark Zuckerberg per il 2019, che prometteva di restituire agli utenti il controllo dei loro dati e di migliorarne il benessere. Il capitalismo della sorveglianza nasce in Google dopo la crisi delle dot-com, quando i dati di scarto lasciati dagli utenti si rivelano utili a prevedere i clic; trasforma l’esperienza privata in previsioni di comportamento vendute ad altri, e nel 2008 Sheryl Sandberg porta lo schema a Facebook. Ne discende un imperativo di estrazione che spiega l’espansione dalla ricerca alla posta, alle mappe, agli oggetti «smart». Zuboff ricorda gli esperimenti pubblicati dai ricercatori di Facebook: nel 2012 su Nature i segnali sul voto mostrati a 61 milioni di utenti, nel 2014 il contagio emotivo indotto in quasi 700.000 persone. Gli utenti non sono clienti né prodotto ma materia prima gratuita, e la relazione fra la piattaforma e loro è una «indifferenza radicale»: Facebook non si cura dei danni perché non può curarsene finché il suo ricavo dipende dall’estrazione. Il tono è da pamphlet e la tesi lascia poco spazio alle scelte dei dirigenti; il meccanismo che descrive spiega però perché le promesse di autocorrezione si ripetano uguali da allora.

WR

Codice attribuito retroattivamente il 23 agosto 2026, all’introduzione della notazione: è una ricostruzione dichiarata, non una registrazione in presa diretta.