Ad aprile 2022 Bruxelles approva il Digital Services Act e Zuboff vi legge l’inizio di una riscossa democratica. Il vuoto risale al 1997, quando il quadro per il commercio elettronico di Bill Clinton e Al Gore affidò privacy, classificazione dei contenuti e tutela dei consumatori all’autoregolazione dei privati; in quel vuoto si è insediato il capitalismo della sorveglianza. Il DSA rende le aziende responsabili dei danni sociali dei loro servizi, impone verifiche indipendenti e apre ai ricercatori la scatola nera degli algoritmi. La legge smonta il racconto dell’inevitabilità tecnologica: la storia degli ultimi vent’anni è stata una storia di potere, e ciò che è stato fatto dalle persone si può disfare con l’azione democratica. Zuboff avverte che molto di ciò che accade negli spazi digitali è illegittimo ma, essendo senza precedenti, non è ancora illegale, e che servono nuove carte dei diritti come quelle del Novecento. Pochi giorni dopo ripete la tesi in un’intervista a Time, appena dopo l’acquisto di Twitter da parte di Elon Musk, con un’immagine efficace: Musk e il DSA sono i due fermalibri del passato e del futuro.
Codice attribuito retroattivamente il 23 agosto 2026, all’introduzione della notazione: è una ricostruzione dichiarata, non una registrazione in presa diretta.