Geopolitica & potere

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Europa

3 articoli

Qui raccolgo i pezzi sulla coesione (o l’assenza di coesione) europea: dal paradosso di un paese grande che si comporta come piccolo, alla sconfitta di Orbán, all’appello perché l’Europa si tenga insieme davanti alla pressione esterna.

Europe Needs to Come Together. This Man Has Some Ideas. ↗

Ritratto di Luuk van Middelaar — storico dell’integrazione europea, ex speechwriter del primo presidente del Consiglio europeo, oggi direttore del Brussels Institute for Geopolitics (BIG). Jäger ne ricostruisce la traiettoria intellettuale: dalla critica giovanile a Kojève (accusato di aver assassinato la politica con la sua teleologia hegeliana) alla proposta attuale di una 'politica degli eventi' che sostituisca la tradizionale 'politica delle regole' europea. Van Middelaar è l’equivalente europeo di Elbridge Colby: un teorico del potere che vuole convincere le élite del continente che il momento machiavelliano è arrivato. Il limite che Jäger gli imputa è strutturale: una visione puramente reattiva — mole-whacking delle crisi, riarmo accelerato — non è una strategia geopolitica coerente. Per costruirne una, l’Europa avrebbe bisogno di una teoria del proprio futuro, non solo di una diagnosi del presente. Nota mia: la tensione tra 'politica degli eventi' e pensiero strategico di lungo periodo è esattamente il nodo che rende difficile ragionare sull’Europa come attore unitario — e che rende van Middelaar più interessante come sintomo che come soluzione.

Orbán ha perso, e non è l’unica buona notizia ↗

Fabio Sabatini analizza il significato politico della sconfitta di Orbán e ne estrae alcune lezioni sulla tenuta delle democrazie europee di fronte alla deriva autoritaria. Un punto di vista utile anche per chi voglia capire i meccanismi — non scontati — attraverso cui un regime illiberale può essere smontato dall’interno di un sistema istituzionale ancora formalmente democratico.