Il rapporto documenta il rapporto degli ucraini con la democrazia sotto la legge marziale, attraverso interviste e focus group condotti nell’estate del 2025 su un campione che include soldati attivi, ufficiali di reclutamento, civili, sfollati interni e ucraini all’estero. Emergono tre posizioni: chi accetta le restrizioni alla libertà di movimento e di parola come misure necessarie; chi legge nell’accentramento del potere esecutivo una deriva autoritaria, con alcuni che paragonano l’Ucraina alla Russia o alla Corea del Nord; chi vede nell’unità nazionale una nuova forma di espressione democratica. Il dato più scomodo, e il più assente dalla copertura occidentale, è quello sugli uomini civili in età di leva che si nascondono in casa per evitare i TCR (ufficiali di reclutamento), accumulando risentimento verso lo Stato: una frattura silenziosa che rischia di diventare strutturale. La lettura politica rilevante non è quella ovvia — smentire le false pretese di Putin sull’Ucraina ‘nazificata’. È più sottile, e inizia a emergere sottotraccia: il sostegno militare concreto all’autodifesa ucraina non è solo la difesa della democrazia (imperfetta, come lo sono tutte le democrazie post-Patto di Varsavia, e non solo loro) contro la tirannia. È anche la difesa della democrazia dal suo collasso interno. La situazione da evitare non è molto diversa da quella del Libano: pressione esterna prolungata più fallimento istituzionale progressivo produce un vuoto democratico che nessuna fibra morale, per quanto solida, è in grado di colmare. Gli ucraini sono gente tosta. Ma fare dipendere il successo della democrazia ucraina dalla loro tenuta psicologica e morale è un peso ingiusto per loro — e una scommessa rischiosa per chi ucraino non è. Il rapporto si legge in parallelo con il pezzo sulla drone democracy (Gumenyuk, Foreign Affairs, agosto 2026): insieme mostrano la stessa energia civica — distribuita, difficile da spegnere — nelle sue due facce: costruttiva (tecnologia militare bottom-up) e protettiva (proteste contro lo smantellamento degli organi anticorruzione, luglio 2025).

WR

Codice attribuito retroattivamente il 23 agosto 2026, all’introduzione della notazione: è una ricostruzione dichiarata, non una registrazione in presa diretta.