Kevin Kelly ripubblica un saggio che aveva scritto nel gennaio 2006: quattordici speculazioni sul futuro del metodo scientifico. Sono rimaste sostanzialmente invariate — e questo è il punto. Venti anni dopo, molte leggono come una descrizione del presente: il «Theory-less Pattern Augmentation» (AI che trova pattern senza una teoria previa) è esattamente ciò che sta accadendo con AlphaFold e con i modelli linguistici applicati alla ricerca; gli «AI Proofs» (sistemi esperti che verificano la logica degli esperimenti) stanno entrando nei workflow di peer review; la «Wiki-Science» (migliaia di collaboratori su un paper mai finito, con strumenti di tracking dei contributi) descrive già alcune esperienze di scienza distribuita post-COVID; le «Zillionics» (fiumi di dati da sensori ubiqui 24/7) sono la premessa di qualunque ricerca medica e ambientale contemporanea. Il saggio vale soprattutto come oggetto epistemologico: dimostra che il metodo scientifico — inteso non come insieme di protocolli fissi ma come struttura vivente di acquisizione della conoscenza — si modifica continuamente, e che queste modifiche seguono in modo quasi deterministico la disponibilità di nuovi strumenti computazionali. La tesi di fondo è riassumibile così: ogni nuova tecnologia dell’informazione cambia prima cosa sappiamo, poi come lo sappiamo, infine come cambiamo il modo in cui cambiamo. Kelly chiude ammettendo che i metodi realmente nuovi fra quarant’anni saranno probabilmente quelli che nessuno ha ancora pensato.
Concetti