Epistemologia & AI

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Futuro

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La domanda implicita in ogni pezzo su modelli che si costruiscono da soli: quanto del nostro controllo sul futuro tecnologico dipende ancora da decisioni umane, e per quanto ancora.

mag 2026 giu 2026

When AI builds itself ↗

L’Anthropic Institute pubblica dati interni sull’accelerazione nello sviluppo dei modelli: oltre l’80% del codice in produzione è oggi scritto da Claude; ogni ingegnere produce 8 volte più codice al giorno rispetto al 2024; Opus 4.7 gestisce in autonomia task da 12 ore su software reale; in un esperimento di aprile 2026, agenti Claude hanno condotto un intero progetto di ricerca in AI safety — 800 ore cumulative, $18.000 di compute, senza intervento umano sulle scelte sperimentali. Il punto dell’articolo non è celebrativo: è che questo trend punta verso il recursive self-improvement — un sistema AI capace di progettare e addestrare il proprio successore in modo autonomo. L’articolo descrive tre scenari (stallo, accelerazione compounding con umani che dirigono, recursive self-improvement completo) e prende posizione: Anthropic sarebbe disponibile a una pausa coordinata e verificabile tra lab al limite della frontiera, se esistesse un meccanismo credibile per farlo. Vale la pena sottolinearlo: è la prima volta che un’azienda AI di frontiera pubblica dati interni sull’accelerazione e invoca esplicitamente un regime di verifica internazionale — un linguaggio che fino a poco tempo fa sembrava riservato al controllo degli armamenti nucleari. Non sfugga il fatto che questa sottile inoculazione di ansia tecnologica sia in particolare per Anthropic anche un espediente di marketing straordinariamente efficace.

Speculations on the Future of the Scientific Method ↗

Kevin Kelly ripubblica un saggio che aveva scritto nel gennaio 2006: quattordici speculazioni sul futuro del metodo scientifico. Sono rimaste sostanzialmente invariate — e questo è il punto. Venti anni dopo, molte leggono come una descrizione del presente: il «Theory-less Pattern Augmentation» (AI che trova pattern senza una teoria previa) è esattamente ciò che sta accadendo con AlphaFold e con i modelli linguistici applicati alla ricerca; gli «AI Proofs» (sistemi esperti che verificano la logica degli esperimenti) stanno entrando nei workflow di peer review; la «Wiki-Science» (migliaia di collaboratori su un paper mai finito, con strumenti di tracking dei contributi) descrive già alcune esperienze di scienza distribuita post-COVID; le «Zillionics» (fiumi di dati da sensori ubiqui 24/7) sono la premessa di qualunque ricerca medica e ambientale contemporanea. Il saggio vale soprattutto come oggetto epistemologico: dimostra che il metodo scientifico — inteso non come insieme di protocolli fissi ma come struttura vivente di acquisizione della conoscenza — si modifica continuamente, e che queste modifiche seguono in modo quasi deterministico la disponibilità di nuovi strumenti computazionali. La tesi di fondo è riassumibile così: ogni nuova tecnologia dell’informazione cambia prima cosa sappiamo, poi come lo sappiamo, infine come cambiamo il modo in cui cambiamo. Kelly chiude ammettendo che i metodi realmente nuovi fra quarant’anni saranno probabilmente quelli che nessuno ha ancora pensato.