Il report del WEF sulla readiness educativa per l’AI contiene, sotto la superficie istituzionale, una serie di dati che correggono l’intuizione. Il più importante: in un esperimento controllato, gli studenti con accesso a un tool AI miglioravano le performance iniziali — ma una volta rimosso il tool, performavano peggio di quelli che non l’avevano mai avuto. Non si tratta di scaffolding cognitivo, ma di sostituzione: quando l’AI esegue il lavoro di ragionamento, il cervello non costruisce l’architettura neurale necessaria per farlo da solo. Il secondo dato: il 67% degli studenti riconosce che usare l’AI per i compiti può danneggiare il pensiero critico — e continuano ugualmente. La quota di studenti che usa AI per i compiti è passata dal 48% (maggio 2025) al 62% (dicembre 2025, RAND). Il terzo: i modelli linguistici, quando allucinano, usano un linguaggio più assertivo — frasi come ‘definitely’, ‘certainly’, ‘without doubt’ — con una probabilità del 34% superiore rispetto a quando forniscono informazioni corrette. Il segnale epistemico si inverte: la fiducia è massima quando l’affidabilità è minima. Solo il 6% degli insegnanti ritiene che le politiche esistenti sull’AI forniscano indicazioni chiare (Stanford AI Index), ma la diffusione non ha aspettato le politiche: gli studenti l’hanno adottata dal basso, i docenti hanno seguito, le istituzioni inseguono. Un dato di contesto chiude il quadro: i cali PISA in matematica, lettura e scienze precedono il 2022 — l’AI si innesta su un declino cognitivo preesistente, non lo causa da zero. La domanda che il report apre senza rispondere è quella decisiva. L’adozione è già bottom-up e non strutturata: vietarla sarebbe come vietare la calcolatrice a casa, una battaglia persa in partenza. La responsabilità degli enti formativi è allora quella di far entrare la tecnologia nei processi di apprendimento per potenziare lo sviluppo cognitivo, non per sostituirlo — invertendo la dinamica del cognitive offloading prima che si consolidi come norma. Questo richiede molta motivazione, sia dal lato del formatore sia da quello del discente. E sconta un ritardo significativo: non siamo ancora riusciti a integrare lo smartphone nell’educazione, che è una tecnologia ormai datata. Figuriamoci gli LLM.
Codice attribuito retroattivamente il 23 agosto 2026, all’introduzione della notazione: è una ricostruzione dichiarata, non una registrazione in presa diretta.