Per decenni si è creduto che il cervello adulto non producesse nuovi neuroni. Jamie Ducharme ricostruisce come la questione si stia chiudendo: dopo Joseph Altman negli anni Sessanta e gli studi di Fred Gage sui pazienti oncologici, il gruppo di Ionut Dumitru al Karolinska ha analizzato circa 400.000 cellule dell’ippocampo con un modello di apprendimento automatico e ha trovato circa 350 progenitori, le cellule che generano i nuovi neuroni. Lo scettico Arturo Alvarez-Buylla dubita che un modello possa classificare con certezza i tipi cellulari, ma sono già in corso almeno 38 sperimentazioni cliniche. Il dato più eloquente viene da Orly Lazarov: i «superanziani», ultraottantenni con la memoria di persone più giovani, hanno in media il doppio dei neuroni immaturi, anche quando nel loro cervello compaiono le placche dell’Alzheimer, mentre nei malati quasi non ce ne sono. Negli animali la neurogenesi cresce con la stimolazione, la compagnia e il movimento; negli esseri umani il quadro è meno lineare, e in laboratorio il siero di chi aveva fatto tre mesi di esercizio ha ridotto le cellule staminali pronte a diventare neuroni. Se il cervello che si rigenera è quello che ha avuto stimoli, relazioni e tempo, la riserva cognitiva potrebbe dipendere anche da come quelle risorse sono distribuite.
Your brain’s unexpected ability to regenerate and how to harness it
Dato che corregge Il cervello adulto produce nuovi neuroni, e chi ne produce di più sembra resistere meglio al declino: se stimoli, relazioni e movimento contano, la salute cognitiva diventa anche una questione di tempo e di risorse, distribuite in modo diseguale.
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