Asma Mhalla, che studia la geopolitica della tecnologia al Laboratoire d’Anthropologie Politique dell’EHESS, ha pubblicato con Einaudi Resistere ai tempi oscuri, uscito in inglese e francese come Cyberpunk. Nell’intervista con Daniele Molteni respinge la parola «fascismo» come categoria pigra: nel trumpismo ci sono il culto della forza e il nemico interno, ma si vota, si critica, si intervista. Preferisce parlare di «fascismo-simulacro» e di uno «Stato minimo totale», che rinuncia a capacità pubbliche mentre espande quelle coercitive e diventa dipendente dalle imprese che controllano cloud, satelliti e intelligenza artificiale. Il punto centrale è la libertà cognitiva: chi possiede le infrastrutture che organizzano attenzione, memoria e ragionamento possiede le condizioni del pensiero, e consigliare la disintossicazione digitale a chi non ha tempo né sicurezza materiale diventa quasi osceno.

Sull’Europa è severa: la sovranità è un placebo ripetuto nei libri bianchi, e la regolazione non può sostituire una strategia industriale, tesi che si oppone all’idea della regolazione come leva più efficace dell’Unione. Su Israele usa un linguaggio da militante, «hasbara», «coloni terroristi», che va letto come presa di posizione e non come analisi. Chiude rifiutando ogni mitologia della resistenza: crede negli imprevisti della storia più che nei profeti.

WR