Patrick Healy, responsabile degli standard del New York Times, chiede a Nate Cohn e William P. Davis, che curano il sondaggio Times/Siena, se ci si possa fidare dei sondaggi che a pochi giorni dal voto di metà mandato danno i Democratici in vantaggio, perfino in Texas. Cohn distingue due significati della parola fiducia: aspettarsi che vinca chi è in testa no, usare i sondaggi come la migliore informazione disponibile sull’elettorato sì. Davis ricorda che un sondaggio misura l’opinione in un momento dato e non prevede il voto. Il Times pubblica ogni rilevazione, anche quando sembra un errore: nel 2022 Cohn aveva ridimensionato un sondaggio in Kansas che dava la democratica Sharice Davids avanti di 14 punti, e lei vinse di 12. Negli anni in cui Trump era in corsa i sondaggi hanno sottostimato i repubblicani, perché gli elettori meno istruiti e meno assidui rispondono di meno; il Times li richiama più volte e ha cambiato il metodo di ponderazione. La frase che riassume il pezzo è di Cohn: un sondaggio non è un fatto come lo spostamento del presidente in Illinois, è la misura migliore disponibile, e non c’è garanzia che la migliore basti. Resta il rischio nuovo dei falsi istituti come Wedgewood, finiti anche nei tracker del giornale.
Can You Trust the Midterm Polls? Three Times Journalists Talk It Out.
Metodo di lavoro Un sondaggio non è un fatto ma la misura migliore disponibile: lo dicono gli stessi analisti del Times/Siena, che pubblicano ogni risultato, anche quello che sembra sbagliato, e cambiano metodo dopo ogni errore.
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