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Il mestiere messo sotto pressione da due lati opposti: l’AI che scrive prosa indistinguibile da quella umana, e la sovrapposizione crescente tra ruoli editoriali e comando militare.

Alex Turner appointed as Defence Editor of The Economist ↗

The Economist ha nominato il generale di divisione Alex Turner come prossimo defence editor, al posto di Shashank Joshi (che si trasferisce come bureau chief a Washington). Il dettaglio che conta non è il pedigree militare di Turner — 25 anni di servizio, dalle Irish Guards a ruoli di vertice al Ministero della Difesa — ma la sovrapposizione temporale: Turner è ancora in servizio attivo e assumerà l’incarico solo a settembre 2026. Tra il 2020 e il 2022 ha comandato la 77 Brigade, l’unità dell’esercito britannico per le "attività informative" — un eufemismo che, secondo una richiesta FOI del 2024, ha incluso anche il monitoraggio del dibattito online dei cittadini britannici durante la pandemia. Non è un caso isolato: secondo un report di Action on Armed Violence, quasi il 60% degli ex militari britannici presentati nei media come "esperti indipendenti" ha legami commerciali non dichiarati con l’industria della difesa. I piani — informazione e difesa — si sovrappongono sempre di più, e i contenuti che ne escono sembrano sempre meno innocui.

Ho fatto un esperimento: l’AI sa raccontare femminicidi e violenza di genere meglio dei giornalisti ↗

Ilaria Maria Dondi ha somministrato a Claude quattro articoli italiani su femminicidi e violenza di genere, istruendo il modello con il Codice deontologico, il Manifesto di Venezia e le linee guida del progetto STEP. Risultato: il modello ha identificato con precisione i frame deresponsabilizzanti — raptus, gelosia, movente misterioso, vittimizzazione secondaria, spettacolarizzazione — che il giornalismo italiano conosce da anni e continua a replicare. La domanda non è come faccia l’AI a vederli: è come facciano i professionisti a non farlo. La risposta di Dondi è strutturale: le redazioni che dovrebbero raccontare la violenza di genere sono spesso attraversate dalla stessa cultura di potere che dovrebbero saper nominare. Nota mia: qui il modello linguistico è meno 'attante zero' del solito — usato non come strumento neutro ma come specchio deontologico, efficace proprio perché privo di interessi redazionali da proteggere.