Secondo le agenzie di intelligence americane, Alice Huang, dirigente cinese di Megaspeed, una società di Singapore che compra chip Nvidia per costruire data center nel Sud-est asiatico e affittarne la potenza di calcolo ad Alibaba e ad altre aziende cinesi, passava informazioni a Pechino. La sorveglianza ha mostrato che aveva un rapporto stretto con Jensen Huang, l’amministratore delegato di Nvidia. Circa un anno fa Trump è stato informato e ha scelto di non fare nulla; a Huang non è stato dato alcun avvertimento difensivo, e le società legate a Megaspeed hanno continuato a comprare chip Nvidia, con una consociata malese che fra il 2024 e il 2026 ne ha acquistati per almeno 4,8 miliardi di dollari. Nvidia sostiene che gli incontri con i clienti fanno parte del mestiere, Megaspeed ha avviato un’indagine interna, l’ambasciata cinese parla di calunnie, e l’intera ricostruzione si fonda su fonti anonime che riferiscono materiale classificato. Il nodo è il canale personale: Huang ha convinto Trump ad allentare i limiti alle vendite in Cina, ha ottenuto un accordo che dà al governo il 25 per cento su certi chip, ha donato almeno 20 milioni al fondo per la sala da ballo della Casa Bianca, e secondo funzionari attuali ed ex le indagini sulle esportazioni si sono arenate al Dipartimento del Commercio. Un rischio che in un’azienda qualunque si chiamerebbe dipendenza da una persona chiave diventa qui un rischio per la politica tecnologica di un paese intero, e per la sua sicurezza.

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