teoria

guerre della statistica

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Nome corrente — statistics wars — della controversia che percorre la statistica e la filosofia della scienza da circa un secolo, prima fra Ronald Fisher e la coppia Neyman–Pearson negli anni Trenta, poi lungo la faglia principale fra approcci bayesiani e approcci frequentisti. La posta non è un dettaglio tecnico, ed è la ragione per cui la disputa non si chiude: è che cosa significhi probabilità dentro un’inferenza, e quindi che cosa vogliamo che un’inferenza ci consegni. Per un bayesiano la risposta legittima è quanto è credibile un’ipotesi alla luce dei dati; per la statistica dell’errore quella domanda è mal posta, e l’unica risposta disponibile riguarda quanto affidabilmente la procedura avrebbe segnalato uno sbaglio. Nessuna evidenza empirica può dirimere la questione, perché non è una questione empirica. Le conseguenze però sono materiali, e questo è il motivo per cui la voce esiste in un archivio che non è di statistica: dalla faglia dipendono quali metodi una rivista pretende, che cosa viene pubblicato e che cosa no, come si approva un farmaco, come si dichiara replicata una scoperta, e quali risultati di un modello si possono chiamare miglioramenti. L’uso pratico è diagnostico e vale ben oltre le scienze quantitative: davanti a un’affermazione che dice i dati mostrano che, conviene chiedersi quale delle due concezioni è in gioco, perché gran parte della confusione nel dibattito pubblico sull’evidenza nasce da uno scambio silenzioso fra le due — si invoca il rigore della procedura e si conclude con un grado di fiducia, o viceversa. Il sito prende posizione su un punto solo, e minimo: qualunque concezione si adotti, un’affermazione che nessun esito potrebbe smentire non è in gioco in nessuna delle due.

  • conflitto di interessi intellettuale — Il rischio istituzionale della disputa: chi ha il potere di chiuderla per decreto ha un interesse in quale delle due vinca.
  • inferenza bayesiana — Una delle due parti: la probabilità come grado di credenza, aggiornata dai dati che si sono osservati.
  • Deborah Mayo — È parte in causa, non arbitro: la sua posizione è una delle due, e l’archivio registra anche l’altra.
  • metodo scientifico — La disputa non è tecnica: è su che cosa vogliamo che un’inferenza ci consegni, e quindi su che cosa chiamiamo metodo.
  • p-value — È l’oggetto materiale della disputa: quasi tutto il conflitto si combatte su come debba essere letto questo numero.
  • Karl Popper — L’antenato comune e contestato: entrambe le parti rivendicano la falsificabilità, e nessuna la trova sufficiente come Popper l’ha lasciata.
  • statistica dell’errore — L’altra: la probabilità come frequenza d’errore di una procedura, misurata su esiti che non si sono verificati.
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