teoria

statistica dell’errore

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Nome che Deborah Mayo dà alla propria posizione — error statistics — e che è preferibile al generico frequentismo, perché ne isola la tesi filosofica invece della tecnica. La probabilità qui non misura la credibilità di un’ipotesi ma la frequenza con cui una procedura sbaglierebbe, e l’output di un’inferenza non è la probabilità che l’ipotesi sia vera: quella domanda, sostiene Mayo, non è la domanda giusta. Ciò che si può sapere è quanto severamente l’ipotesi è stata sondata, e per saperlo serve esattamente quello che la parte avversa considera irrilevante — la distribuzione campionaria, gli esiti che non si sono verificati, la regola d’arresto. La ragione è concreta e regge: gli effetti di selezione — la pesca nei dati, l’arresto opportunistico, l’ipotesi scelta dopo aver guardato — non cambiano nulla nella funzione di verosimiglianza e cambiano tutto nella probabilità d’errore. Sono quindi invisibili a un resoconto puramente verosimigliantista, mentre sono la prima causa dei risultati che non si replicano. Da qui l’accusa che Mayo porta nel 2025 sul British Journal for the Philosophy of Science: i test basati sul fattore di Bayes possono attribuire evidenza forte a una tesi anche quando poco è stato fatto per escludere i difetti di quella tesi. La risposta bayesiana migliore, che va registrata perché non è debole: un modello specificato come si deve può includere al proprio interno il processo di selezione, e un prior onesto penalizza da sé un’ipotesi pescata nel rumore. La genealogia passa da Peirce a Fisher, a Neyman e Egon Pearson, e arriva a Mayo e Aris Spanos.

  • Error and the Growth of Experimental Knowledge — Il libro in cui Mayo la costruisce nel 1996, e in cui la severità diventa una misura invece che un auspicio.
  • guerre della statistica — L’altra: la probabilità come frequenza d’errore di una procedura, misurata su esiti che non si sono verificati.
  • inferenza bayesiana — La posizione avversaria, e il punto di rottura è uno: se conti gli esiti che non si sono verificati o soltanto quello che hai.
  • not even wrong — La conseguenza diagnostica: senza probabilità d’errore non c'è modo di dire che un’affermazione ha superato qualcosa.
  • p-value — Qui non è una misura di evidenza ma il ponte fra i dati e la probabilità d’errore della procedura che li ha prodotti.
  • Charles Sanders Peirce — L’antenato che Mayo rivendica: la tesi autocorrettiva letta come rilevazione dell’errore, non come convergenza.
  • test severo — Lo standard che ne è il prodotto: la valutazione si sposta dall’ipotesi alla procedura che l’ha messa alla prova.
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