teoria

conflitto di interessi intellettuale

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Categoria formulata da Deborah Mayo in un editoriale su Conservation Biology del dicembre 2021, a proposito delle riviste che impongono una posizione metodologica dentro una disputa scientifica ancora aperta. Il conflitto non è economico: chi decide non ha azioni, consulenze o brevetti da dichiarare, e proprio per questo non compare in nessuna delle dichiarazioni che le riviste pretendono dagli autori. Funziona però come ogni conflitto d’interessi, perché chi ha il potere di stabilire la regola con cui gli altri saranno valutati ha un interesse nella regola, e se quella regola coincide con la tesi che sostiene da vent’anni, imporla non è un atto tecnico ma una vittoria ottenuta per via amministrativa invece che per argomenti. L’utilità dello strumento sta nella portabilità, perché la struttura si ripresenta ogni volta che chi definisce il criterio è anche parte in causa su ciò che il criterio deciderà: un comitato che sceglie i benchmark su cui sarà misurato un modello, un’agenzia che fissa la soglia di approvazione di un farmaco, un sistema di valutazione della ricerca progettato da chi ne sarà valutato, una redazione che stabilisce che cosa conti come fonte. La domanda da porre non è se chi decide sia in buona fede, perché di norma lo è e il sospetto di malafede fa perdere il punto: è se la regola che impone sia la stessa che difende. Va aggiunta una cautela che riguarda l’origine del concetto, e che non lo indebolisce: Mayo è parte in causa nella disputa che descrive, sostiene una delle due posizioni in campo, e quell’editoriale è anche una mossa nella sua guerra. Lo strumento resta valido, e si applica anche a lei.

  • criti-hype — Parenti, non gemelli: là si guadagna dichiarando potente una tecnologia, qui si guadagna dettando la regola con cui la si valuta.
  • guerre della statistica — Il rischio istituzionale della disputa: chi ha il potere di chiuderla per decreto ha un interesse in quale delle due vinca.
  • legge di Goodhart — Lo stadio precedente: prima qualcuno scrive la misura avendone un interesse, poi la misura diventa obiettivo e si guasta.
  • Deborah Mayo — La categoria è sua, dal dicembre 2021, e si applica per prima al potere di imporre uno standard metodologico.
  • segnale costoso — Chi fissa la regola non paga nulla per fissarla: è un segnale a costo zero che decide il costo di tutti gli altri.
  • università — Il caso più visibile: i criteri di valutazione della ricerca sono scritti, di norma, da chi sarà valutato secondo quei criteri.
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