In poco più di un anno, il sentiment americano sui data center si è ribaltato: dalla maggioranza favorevole del 2025, al 71% contrario registrato da Gallup nel marzo 2026. Nei primi otto mesi dell’anno, 409 moratorie o misure simili sono state discusse nelle contee americane — sette volte il totale dell’anno precedente. La politica delle infrastrutture AI è diventata una delle variabili più imprevedibili delle elezioni di midterm. Le preoccupazioni che gli americani citano sono quasi sempre materiali: consumo energetico, bollette dell’acqua, traffico. Solo l’11% indica l’AI in sé. Il dato è rivelatore, non della correttezza delle preoccupazioni (molte sono esagerate: l’irrigazione agricola consuma 74 volte più acqua dei data center; secondo l’EPRI i data center hanno abbassato il prezzo medio dell’elettricità del 6% tra il 2019 e il 2024) ma del meccanismo che le genera. La sfiducia verso le grandi corporation si esprime nella forma disponibile: la contestazione delle risorse locali. Nelle proteste NIMBY classiche il problema è la prossimità fisica a qualcosa di sgradevole. Qui il problema è strutturalmente diverso: chi controlla i data center controlla l’infrastruttura cognitiva del futuro, e le comunità locali lo percepiscono in modo pre-teorico, senza saperlo articolare. Il ribaltamento delle coalizioni è il segnale politicamente più rilevante. Tre governatori — Pritzker in Illinois, Abbott in Texas, Shapiro in Pennsylvania — hanno invertito posizioni favorevoli nel giro di pochi mesi. Trump ha attaccato gli oppositori (‘finiranno poveri e arretrati’), mettendosi contro la sua stessa base elettorale. I sindacati difendono i data center contro le comunità che li rifiutano. Nessun partito sa dove stare. Il pezzo si legge come documento di una transizione più ampia: il dibattito politico sull’AI si è materializzato. Chi ricorda le campagne di Clinton e di Obama — costruite su narrazioni valoriali e iconografie potenti, Shepard Fairey docet — nota la differenza. Non si discute di Hope. Si discute di kilowattora, di galloni d’acqua, di chi paga la rete. L’infrastruttura tecnologica rivela i rapporti di produzione sottostanti, e la politica segue. Non stupirebbe, a questo punto, una certa riscoperta di Marx — quello vero, non le diluizioni deformate che ci hanno propinato i cattivi maestri novecenteschi.
How data centres became one of America’s hottest political issues
Elementi di scenario Il pezzo documenta il momento in cui l’AI diventa politica nella forma più concreta possibile: non più un dibattito sulle idee ma un conflitto sulle risorse — acqua, elettricità, territorio. La sfiducia verso le grandi corporation si esprime contendendo le infrastrutture fisiche che le rendono possibili. Le proteste anti-data-center non sono propriamente NIMBY: il punto non è avere qualcosa di sgradito sotto casa, è non voler cedere il controllo delle proprie risorse a soggetti percepiti come estranei e inaffidabili. Il ribaltamento delle coalizioni è il segnale più forte: governatori repubblicani e democratici che si oppongono, sindacati che difendono, Trump che attacca i suoi stessi elettori. È il momento in cui l’infrastruttura tecnologica rivela i rapporti di produzione sottostanti — e per chi segue questo tema, è il segnale che una certa Marx-renaissance potrebbe non essere lontana. Quella del Marx vero, non le diluizioni novecentesche.