Donatella Della Ratta, ricercatrice di media studies e autrice di Violenza speculativa (Einaudi, 2026), parte da un’esperienza personale: nell’estate del 2025 il suo feed è inondato di video POV AI-generated che mostrano l’Europa del 2050 — i Navigli di Milano, le Ramblas di Barcellona, Liverpool, Berlino — prese d’assalto da ‘orde di migranti’. Un anno dopo, guardando i filmati reali della crisi di Ceuta (luglio 2026, oltre 70.000 arrivi), prova un senso di déjà-vu: quelle immagini le sembrano già viste. Il suo sguardo era già stato addestrato. Il meccanismo che descrive — ‘violenza speculativa’ — non è quello del deepfake, che falsifica il presente. Questi contenuti non pretendono di essere veri; si presentano apertamente come fiction speculativa, viaggi nel tempo, scenari ipotetici. Proprio per questo circolano senza ostacoli: non violano nessun criterio di fact-checking. Non chiedono di essere creduti. Chiedono solo di essere visti, ripetuti e memorizzati. L’esempio più nitido è il video AI condiviso da Trump nel febbraio 2025, che mostrava Gaza devastata trasformarsi in una lussuosa stazione balnéaire: niente sangue, niente macerie, solo il linguaggio visivo della rigenerazione urbana. La violenza non appare, ma sottende silenziosamente l’intero scenario — che presuppone l’eliminazione fisica o geografica della popolazione gazawiota. Quando, nell’ottobre 2025, il Piano di pace in 20 punti viene presentato e approvato, in pochi notano le similitudini. Ciò che sembrava scandaloso aveva attraversato — per ripetizione e normalizzazione — la soglia che separa l’immaginario speculativo dalla realtà politica. La tesi è quella che conta: nel regime visivo sintetico inaugurato dall’AI generativa, plausibilità, ripetizione e viralità diventano criteri di legittimazione più potenti della veridicità. Le immagini non devono essere vere per produrre effetti nel reale. Una riserva metodologica va segnalata: la connessione tra i video POV e il déjà-vu a Ceuta è un’analogia potente, non una causalità dimostrata. Il meccanismo è reale e ben descritto; la prova empirica diretta manca. Il pezzo va letto insieme alla slopaganda, di cui descrive il versante più insidioso: non la propaganda spazzatura che satura il campo, ma la speculazione visiva che colonizza silenziosamente il futuro.
Sur la violence spéculative de l’IA
Strumento concettuale ‘Violenza speculativa’ è un concetto nuovo che nomina qualcosa che non aveva ancora etichetta: immagini AI-generate che non fingono di essere reali — e quindi sfuggono ai criteri di fact-checking — ma costruiscono una pre-familiarità visiva con scenari xenofobi, sostituzionisti o violenti, rendendoli percepivamente plausibili prima che esistano. La fonte è solida (Le Grand Continent + Einaudi); l’autrice è una studiosa italiana di media studies con una produzione accademica sul campo. Il pezzo si connette con il tema della slopaganda già nel sito e introduce il tassello mancante: il problema non è la falsificazione del presente, ma la colonizzazione speculativa del futuro.
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