Hana Kiros parte dall’annuncio di fine settembre 2026: secondo Anthropic, Claude avrebbe individuato in meno di ventiquattr’ore un nuovo «sistema enzimatico» simile a CRISPR. È il primo risultato del laboratorio di biologia che l’azienda ha aperto in primavera.

Le obiezioni vengono tutte da fonti terze. Diversi accademici e l’amministratore delegato di Eli Lilly hanno parlato di un risultato incrementale presentato come scoperta. Fyodor Urnov, che con Anthropic lavora a un progetto CRISPR, dice che non è ancora chiaro se si tratti di un enzima. Al New York Times alcuni ricercatori hanno detto di conoscere quel sistema da anni, e un gruppo dell’Università di Copenaghen ha ipotizzato che i risultati derivassero dalle interazioni del proprio laboratorio con Claude. L’azienda ha risposto che Claude non viene addestrato sulle trascrizioni degli utenti.

Il pezzo però non si ferma alla smentita, ed è per questo che entra. L’annuncio gonfiato nasconde la capacità reale, che è meno spettacolare e più utile: passare al setaccio quantità di dati che nessun gruppo di ricerca avrebbe il tempo di guardare.

Lo Human Genome Project ha impiegato tredici anni e 2,7 miliardi di dollari per sequenziare un genoma umano; oggi ne bastano un giorno e circa 200. Già nel 2012 un comitato di bioinformatici scriveva che il collo di bottiglia si era spostato dalla produzione dei dati alla loro analisi. Bo Wang, dell’Università di Toronto, chiama il contributo dell’AI «scaling scientific attention»: far emergere le anomalie che meritano uno sguardo umano. Per questo caso Anthropic ha messo al lavoro circa 950 istanze di Claude su un database di quasi due miliardi di sequenze.

Il limite lo dichiara il pezzo stesso: la scala funziona dove i dati abbondano. Stirling Churchman, di Harvard, ricorda che la microscopia, la biologia degli organelli e il trasporto cellulare producono pochi dati e richiedono esperimenti lunghi: «ci sarà magia dove ci sono dati». Resta aperto anche se questi strumenti spingano i ricercatori verso esperimenti più audaci o più prudenti.

Il pezzo dialoga con la catena «Il rischio come prodotto». Kiros osserva che le aziende hanno ogni incentivo a continuare a promettere miracoli medici, tanto più ora che cresce l’ostilità nei loro confronti. Amodei lo dice apertamente: per zittire gli scettici «funzionerà curare davvero il cancro». La funzione è la stessa che la catena attribuisce all’allarme, spostata dal rischio al beneficio.

WR