In Iowa, dove Trump ha vinto tre volte, l’ex senatore Tom Harkin, autore della legge del 1990 contro le discriminazioni dei disabili, fa campagna per Josh Turek, nato con la spina bifida, che si definisce moderato e populista della prateria insieme. Su tasse ai miliardari, grandi imprese e salario minimo Turek dice le stesse cose di Abdul El-Sayed, il candidato della sinistra populista in Michigan. La rubrica Lexington sostiene che la vera differenza fra le due anime del partito è di metodo: Harkin ottenne la sua legge con i voti repubblicani, El-Sayed parla di mettere «un orco sulla picca» per intimidire i democratici che non la pensano come lui, Turek rifiuta perfino lo scontro con gli avversari. La tesi ha una ragione elettorale: gli americani si spostano verso gli Stati repubblicani, e dopo il censimento del 2030 seggi e grandi elettori li seguiranno, per cui i Democratici devono allargare la mappa e, paradossalmente, diventare meno partigiani. È la linea dell’Economist, che preferisce il centro.
Democrats are rediscovering what an appealing politics of progress looks like
Elementi di scenario Fra progressisti e moderati democratici la differenza più netta non è nel programma, spesso simile, ma nel modo di fare progresso: combattere gli avversari o cercarli come alleati.
In dialogo con → Mamdani Is the Centrist We’ve Been Waiting For