Wallace-Wells mette in fila i dati delle agenzie federali americane. Secondo i Centers for Disease Control, fra il 2021 e il 2025 la quota di adolescenti arrivati al pronto soccorso per un sospetto tentativo di suicidio è scesa di oltre il 20 per cento, e di più fra le ragazze. Nello Youth Risk Behavior Survey i ragazzi che dicono di aver pensato al suicidio, di averlo pianificato o tentato sono calati di circa il 30 per cento; gli episodi depressivi maggiori dichiarati sono scesi del 27 per cento. Anche Jean Twenge, che con Jonathan Haidt attribuisce agli smartphone gran parte del danno, parla di un miglioramento «molto marcato» e di lunga durata. Mentre il dibattito si spostava sulle cause della crisi, la crisi rientrava, e gli strumenti che servivano a misurarla dicono ora il contrario di ciò che si continua a ripetere. Wallace-Wells non nasconde i limiti: le risposte risentono della cultura diagnostica del momento, e i livelli di oggi restano peggiori di quelli dei primi anni Duemila. Per questo cita i ricercatori che parlano di «inflazione diagnostica» e di «concept creep»: parte del peggioramento registrato prima della pandemia potrebbe venire da come si codificava e si riconosceva il disagio, più che da quanto ce n’era. Il miglioramento, osserva, accompagna quello di altri indicatori sociali, dagli omicidi alle overdose, senza che sia cambiato molto nella struttura del paese.
The Kids May Not Be All Right, but They’re Getting Better
Dato che corregge Da cinque anni si discute delle cause di una crisi della salute mentale degli adolescenti che, secondo le misure ufficiali americane, dal 2021 sta rientrando: prima di spiegare un fenomeno conviene controllare che sia ancora in corso.
In dialogo con → Zuckerberg says the science isn’t settled. But the harms of short-form video on the brain are starting to show
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