Un lungo briefing dell’Economist smonta l’idea della monocultura globale: musica, TV e videogiochi si stanno rilocalizzando ovunque. In Danimarca le canzoni in danese sono passate da 5 a 18 delle top 20 in pochi anni; trend simili in Svezia, Norvegia, Brasile, Nigeria, Sud Africa e India. Netflix ha abbandonato i contenuti 'universali' (Marco Polo, Sense8) per produzioni iper-locali che, paradossalmente, funzionano meglio anche all’estero — serve prima un 'nucleo caldo' di popolarità domestica. Stesso schema nei videogiochi: 'Free Fire' di Garena domina in Asia e America Latina restando marginale in Occidente. Le piattaforme globali, invece di omogeneizzare i gusti, hanno abbassato le barriere d’ingresso e permesso al pubblico di tornare a scegliere local.
Valentina Giannella parte dalla soffitta sigillata della Vecchia Sinagoga Nuova di Praga — dove si dice riposino i resti d’argilla del Golem del Maharal — e costruisce un saggio che attraversa secoli di misticismo ebraico per arrivare diretto al paper di Anthropic del giugno 2026 sull’auto-miglioramento ricorsivo dell’AI. Il filo conduttore è il Sefer Yetzirah: il mondo è creato con le lettere, così come i modelli linguistici sono addestrati sui token. Il Maharal negò la parola al Golem perché capì che chi parla ha potere. Noi gliel’abbiamo data. La domanda che il pezzo lascia aperta — 'siamo abbastanza saggi da meritarlo?' — è la stessa che il rabbino si pose nel 1580 e che Anthropic si pone ora, mentre chiede una pausa globale e al tempo stesso presenta domanda di quotazione in borsa.
Lea Melandri, 85 anni, è una delle voci fondative del femminismo italiano: insegnante, saggista, fondatrice — con lo psicoanalista Elvio Fachinelli — della rivista "L’erba voglio" negli anni settanta, poi di "Lapis", autrice di testi come "L’infamia originaria" che restano pietre miliari della teoria femminista. Oggi è priva di un reddito sufficiente per vivere e curarsi, e una campagna ("Dire grazie a Lea") chiede per lei il vitalizio previsto dalla legge Bacchelli — la norma del 1985, dal nome dello scrittore Riccardo Bacchelli, che sostiene economicamente "cittadini illustri" in stato di necessità con merito comprovato in campo scientifico, culturale, sportivo o sociale. Il caso è un punto dolente per chi, come chi scrive, sostiene con convinzione che la produzione di conoscenza debba reggersi su un modello di business solido, e non sulla sola buona volontà o sul sussidio pubblico. Melandri ha avuto un impatto culturale indiscutibile, eppure si trova a dipendere da un intervento statale ad hoc per sopravvivere: l’industria editoriale e culturale che ha beneficiato del suo lavoro — riviste, case editrici, università — non ha saputo, o voluto, garantirle una rendita adeguata negli anni. Per onestà intellettuale, chi crede in un’economia dei media e della cultura sana e sostenibile deve chiedersi, di tanto in tanto, se quel modello non rischi di lasciare indietro proprio le persone che la conoscenza l’hanno prodotta, e non solo distribuita.