teoria
cattura regolatoria
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Teoria formulata da George Stigler (1971): la regolazione di un settore tende a essere acquisita dal settore stesso e disegnata a suo vantaggio, perché chi è regolato ha più informazione, più organizzazione e più interesse continuativo di chiunque altro nel processo che lo riguarda. Non richiede corruzione: basta l’asimmetria fra chi siede al tavolo tutti i giorni e chi ci passa una volta. Nel dibattito sull’AI il concetto ha una variante specifica, che è la terza faccia dello stesso fenomeno registrato alla voce criti-hype. Dichiarare i propri sistemi difficili da controllare non serve solo a venderli come potenti: rende ragionevole un regime di autorizzazione preventiva, di soglie di calcolo, di obblighi di valutazione e di responsabilità che hanno un costo fisso per modello. Un costo fisso è una barriera all’ingresso per costruzione, perché pesa in proporzione inversa alla dimensione di chi lo sostiene. Il precedente empirico più vicino è il GDPR, la cui applicazione è associata a una concentrazione di mercato documentata; per l’AI Act la stima disponibile è di 14.600-29.300 euro per sistema, fra il 9% e il 17% del costo totale di sviluppo. Chi resta fuori non è un’astrazione. Sono i modelli a pesi aperti, che non hanno un titolare in grado di rispondere in nome del modello e sono oggi in larga parte di origine cinese; sono le AI verticali costruite in locale da un ospedale, una banca, un archivio, un editore, che non reggono un costo di conformità dimensionato su un laboratorio di frontiera; e sono i progetti di AI nazionale che vorrebbero non dipendere dai grandi fornitori americani. Su quest’ultimo punto l’argomento si rovescia: possedere i pesi è ciò che rende una capacità indipendente dalla politica commerciale di un fornitore, e una regola che scoraggia i pesi aperti produce esattamente la dipendenza che dichiara di voler evitare. È il punto in cui questa voce incontra la sovranità cognitiva. Il concetto va usato come strumento di analisi, non come imputazione: che una regola alzi le barriere non dimostra che sia stata scritta per alzarle, e alcune barriere sono il prezzo legittimo di una tutela. L’argomento è inoltre in una posizione scomoda, perché coincide con l’interesse di chi vende hardware — Jensen Huang difende i modelli aperti cinesi e l’esportazione dei chip con lo stesso ragionamento — e con quello di chi non vuole essere regolato affatto. Resta che l’esito è osservabile a prescindere dall’intenzione: si guarda chi può ancora entrare nel mercato dopo la regola, non chi l’ha proposta.
- commoditizzazione — I pesi aperti abbassano le barriere azzerando il prezzo del modello; la soglia di conformità è il modo di rialzarle senza nominarli.
- criti-hype — Due usi dello stesso allarme: uno vende il prodotto come potente, l’altro rende ragionevole la regola che tiene fuori chi non può pagarla.
- sovranità cognitiva — Una regola che scoraggia i pesi aperti produce la dipendenza da fornitori esteri che dichiarava di voler evitare.
- vetocrazia — La regola che nessuno riesce a rispettare e la regola che nessuno riesce a fare hanno lo stesso esito: decide chi era già grande.