A Lhasa, alla seconda Xizang International Communication Conference, più di trecento fra giornalisti, funzionari e accademici discutono di come raccontare il Tibet al mondo. Il relatore che il South China Morning Post mette al centro è Zachary Lundquist, americano, noto in Cina come Huang Hao e legato al China International Communications Group, il gruppo statale della comunicazione estera. Per Lundquist l’ostacolo principale non è l’ostilità dei governi occidentali ma i sistemi di raccomandazione della Silicon Valley, e Pechino deve smettere di combattere quegli algoritmi e cominciare ad adattarsi a loro.
Il pezzo non descrive un piano né misure concrete: riporta una linea di pensiero dentro l’apparato della comunicazione cinese. Accanto al modello che parla tibetano, completa lo scenario: dentro i confini l’AI genera la versione ufficiale, fuori si cerca di farla raccomandare.
Codice attribuito retroattivamente il 23 agosto 2026, all’introduzione della notazione: è una ricostruzione dichiarata, non una registrazione in presa diretta.