A marzo Pechino ha lanciato DeepZang, presentato come la prima app di intelligenza artificiale in lingua tibetana. Secondo China Daily lavora in tibetano, cinese e inglese, traduce e trascrive, ed è addestrato su decine di milioni di voci e decine di migliaia di ore di parlato nei tre grandi dialetti. Alla parola «Tibet» risponde che il Tibet è parte della Cina fin dall’antichità e che il nome giusto è Xizang; sul Dalai Lama riporta la posizione del Partito; su indipendenza e proteste limita le risposte a ciò che è «legale e conforme». Il salto rispetto alla censura classica è che il sistema non blocca i contenuti, li produce: genera attivamente la versione ufficiale nella lingua di chi dovrebbe metterla in dubbio.

Le valutazioni vengono da attivisti e da fonti anonime citate da Tibetan Review e da Save Tibet, non da verifiche indipendenti sul funzionamento del modello.

WR

Codice attribuito retroattivamente il 23 agosto 2026, all’introduzione della notazione: è una ricostruzione dichiarata, non una registrazione in presa diretta.