L’argomento è semplice nella diagnosi, più impegnativo nella proposta. Diagnosi: l’AI vince nell’educazione perché abbiamo costruito l’istruzione moderna su un’idea utilitaristica dell’intelligenza: si educa affinché (buoni cittadini, buoni lavoratori, problem-solver). Su questo campo l’AI batte l’uomo strutturalmente e sempre di più. Proposta: recuperare la concezione medievale di virtù intellettuale come fine in sé. Leggere, pensare, discutere, meravigliarsi sono attività intrinsecamente buone — ‘fini penultimi’ nel lessico di Peter Lombard — indipendentemente da qualsiasi utilità estrinseca. Su questo terreno l’AI non può sostituire l’uomo, perché l’eccellenza non sta nel prodotto ma nell’attività. Il gancio è Leo XIV, Magnifica Humanitas § 140, che chiede di ‘esercitare limitazioni nell’uso dell’AI e proteggere i giovani dalla promessa della macchina perfetta.’ L’autore è medievalista di Boston College e scrive su America, la principale rivista intellettuale gesuitica americana; il posizionamento va tenuto presente, ma non condiziona la validità dell’argomento. Del resto, i gesuiti hanno offerto enormi contributi scientifici in tutti i campi, non ultimo la massmediologia. Una nota. La tradizione intellettuale cattolica ha al suo interno i germi di una resistenza — nel senso quasi tedesco di Widerstand, di ‘frizione’ — nei confronti della modernità che, ci piaccia o no, può offrire un servizio non secondario a una contemporaneità evidentemente molto veloce. Questa frizione non è confessionale: gli aspetti più confessionali di quella tradizione sono anzi deteriori, per esempio relativamente al riconoscimento dei diritti civili o alla sessualità. I suoi aspetti migliori sono invece legati a un’eredità specifica ricevuta dall’antichità: la virtue ethics. Costruire il soggetto prima di ricorrere al potenziamento tecnologico è una ricetta di difficilissima applicazione — come ben sappiamo — ma logicamente inappuntabile. Non è un caso che alcune figure alfieri di questa linea, come Alasdair MacIntyre, abbiano una duplice matrice cattolica e marxista: la critica all’atomismo liberale converge da entrambi i lati. Il futuro passa probabilmente anche per una riconfigurazione dello spazio liberale, fatto di attori puntiformi che si muovono su un piano infinito e neutro. Questa tradizione vede al contrario lo spazio come un ambiente tridimensionale, non neutrale e accidentato, in cui i soggetti — per non essere agiti dallo spazio — devono competenzializzarsi: non possono essere dei punti tutti uguali. Coolman ne offre un caso particolare: nell’ecosistema AI, chi non ha sviluppato una virtù intellettuale propria non è un attore autonomo, ma esclusivamente un punto d’accesso. La tesi è brillante; l’applicazione su grande scala problematica.
Codice attribuito retroattivamente il 23 agosto 2026, all’introduzione della notazione: è una ricostruzione dichiarata, non una registrazione in presa diretta.