Secondo un rapporto di OpenAI, utenti in Iran hanno usato ChatGPT per scrivere un centinaio di articoli, usciti su almeno venti testate americane sotto sette firme inventate, con foto profilo generate dall’AI. Erano commenti critici sugli effetti della guerra in Iran per gli americani, adattati ai criteri di ogni testata e accompagnati da un’email di proposta scritta anch’essa dal modello. OpenAI parla di una campagna d’influenza su commissione e non sa dire chi l’abbia ordinata. Il caso più istruttivo è il più piccolo: un settimanale della Florida rurale, che ha pubblicato il pezzo perché gli arrivava da un think tank che gli mandava articoli da anni. Il falso non è passato per la bravura della macchina ma per la fiducia: ogni anello si è fidato del precedente, e nessuno ha verificato chi fosse l’autore.
Il danno non finisce con la rimozione. Il fondatore di Daily Kos osserva che, in una comunità dove già ci si accusa di essere bot per un disaccordo, una campagna così getta benzina sul sospetto reciproco. L’attribuzione viene da OpenAI, che è parte interessata, e il Washington Post dichiara di avere con OpenAI una partnership di contenuti.