Lorenzo Castellani rilegge la storia della Repubblica italiana attraverso il «vincolo esterno», la formula che compare nella relazione della Banca d’Italia del 1953 e che Guido Carli trasforma in chiave di lettura del paese. L’idea corrente è che l’Italia abbia ricevuto istruzioni dall’estero. Castellani, con Emidio Diodato, sostiene il contrario: sono state le classi dirigenti italiane a cercare e negoziare gli impegni internazionali, dallo SME del 1978 a Maastricht, dall’euro al PNRR, per ottenere dall’esterno la continuità e la disciplina che la politica interna non garantiva. Il vincolo esterno non è solo una sovranità ceduta ma una scelta politica, che limita l’autonomia e insieme rafforza la capacità di agire, a costo di svuotare le scelte sottoposte agli elettori.

Da qui la lezione per la Francia, dove le forze che contestano l’Unione e promettono più spesa pubblica potrebbero arrivare al governo. In Italia i populisti di destra e di sinistra si sono piegati ai conti e ai mercati, non per conversione ideologica ma per adattamento pragmatico. Castellani avverte però che il vincolo esterno contiene le promesse radicali senza produrre risultati sociali, e può allargare la distanza fra politica ed elettori. Il suo uso migliore non è imporre una linea da fuori, ma costringere chi governa a fare i conti con le proprie promesse.

WR