Laura Laportella mette in fila le spiegazioni che i governi europei hanno dato alle proteste di ottobre: l’immigrazione e l’Islam per Trump, una «mano straniera» per Edi Rama, una «guerra ibrida» condotta su TikTok e sui social per il ministro della Difesa Guido Crosetto dopo i fatti di Milano. Intanto le piazze chiedevano altro: le condizioni delle scuole in Francia, la casa in Spagna e Portogallo, gli affitti per gli studenti, il gasolio e il prezzo dell’olio in Italia. Attribuire le proteste a un mandante esterno sposta la responsabilità da chi governa, e la domanda su chi c’è dietro finisce per cancellare quella sul perché si protesta.
L’autrice tiene distinti i fatti e le ipotesi. Ricorda che finora nessuna prova pubblica attribuisce a Mosca il malcontento, e che Crosetto non ha nominato la Russia. Racconta che i falsi allarmi circolati nelle chat scolastiche, stupri di gruppo, squadre armate di machete, scuole chiuse, sono stati ricondotti dalla Digos di Cremona a tre amministratori, due dei quali minorenni. Intanto il governo ha varato in 72 ore un decreto che abbassa a quattordici anni l’imputabilità presunta e manda 500 militari in più a Milano. È un testo polemico, scritto da una posizione critica verso il governo, e diversi dettagli non hanno una fonte indicata, ma la sua domanda è quella giusta.