Mercedes Valmisa, che insegna al Gettysburg College e ha dedicato al tema Adapting: A Chinese Philosophy of Action, ricostruisce dai testi classici cinesi — Daodejing, Zhuangzi, Huainanzi, Sun Tzu, Han Feizi — un paradigma dell’azione che chiama co-azione. La tesi è che nessuna azione sia individuale: cavalcare non è prodotto né dal cavaliere né dal cavallo, ma dalla loro composizione, e lo stesso vale per ogni azione umana, dove concorrono oggetti, istituzioni, leggi, ambiente. Le cose hanno efficacia, cioè capacità di produrre cambiamento, e propensione, cioè una tendenza propria a comportarsi in un certo modo: lo spazio vuoto di una casa è ciò che permette di abitarla, e il drago, per volare, ha bisogno delle nubi e del vento. L’agire non richiede un’intenzione rappresentata, e il soggetto non precede la relazione da cui emerge. È lo stesso impianto della teoria degli attanti, e Valmisa lo dichiara citando Latour, Jane Bennett, Karen Barad, Deleuze e Guattari. La convergenza è reale, ma la differenza è più istruttiva della somiglianza. L’attante dell’Actor-Network Theory è simmetrico e piatto per scelta metodologica: la teoria descrive reti e si astiene dal dire come starci dentro, perché una norma dell’azione comprometterebbe la simmetria fra umani e non umani su cui è costruita. La co-azione cinese è invece prescrittiva, e ha un criterio di riuscita. Yin, l’adattamento, chiede di progettare l’azione tenendo conto delle propensioni dei co-attori; il macellaio Ding del Zhuangzi non «vede con gli occhi», cioè non tratta il bue come materia passiva da forzare, ma ne asseconda le tendenze, e dopo decenni il suo coltello è ancora nuovo perché ha sempre trovato le giunture invece delle parti dure. La lama che non si consuma è una misura dell’agire bene che all’ANT manca del tutto. Il materiale classico cinese, letto così, non duplica la teoria degli attanti: le fornisce lo strato normativo che quella ha deliberatamente lasciato vuoto. La verifica interessante arriva sul caso che il sito tratta da tempo. Se ogni co-attore ha una propensione propria, l’attante zero è l’eccezione che il sistema non prevede: un modello linguistico non ha un’ontologia residuale, vale zero quando nessuno lo usa e prende la forma di chi lo impugna. Non oppone giunture. Il che significa che il coltello di Ding, applicato a un modello, non incontra resistenza — e la perizia del macellaio si costruisce esattamente sulla resistenza, perché è l’attrito a segnalare dove si stava sbagliando. Un co-attore che asseconda qualunque direzione non restituisce quel segnale, e chi lo usa deve procurarsi altrove l’attrito che il materiale non offre. È un’obiezione alla lettura ingenua della co-azione applicata all’AI, ed è anche la ragione per cui la validazione esplicita non è un supplemento di prudenza ma una condizione di funzionamento. Il paradigma ha poi una versione minore, che vale più della retorica in cui è confezionata. Riconoscere l’agency distribuita significa ammettere che l’attribuzione di merito e di colpa è una decisione su dove tagliare una rete, non la constatazione di un fatto naturale: i confini della responsabilità sono scelti, e possono essere scelti diversamente. Valmisa ne trae un argomento politico contro l’ideologia del merito individuale che è la parte più prevedibile del saggio, e si può lasciare dov’è; la proposizione strutturale resta valida indipendentemente da quell’uso, e vale per la progettazione di qualunque sistema in cui qualcuno debba rispondere di qualcosa. Sul piano dell’archivio, infine, questo è il terzo framework non occidentale che il sito usa come reagente e non come curiosità, dopo Hunhu/Ubuntu e Mengzi. I tre convergono su un punto preciso: il soggetto non precede la relazione. Tre tradizioni indipendenti che collidono nello stesso modo con il modello di persona come unità atomica sovrana — quello che l’architettura dei sistemi di raccomandazione e dei framework di governance dà per presupposto — non sono un’accumulazione di esempi, sono un’obiezione con tre prove indipendenti.

WR

Codice attribuito retroattivamente il 23 agosto 2026, all’introduzione della notazione: è una ricostruzione dichiarata, non una registrazione in presa diretta.