Il 17 gennaio 2024 Rie Kudan, trentatré anni, vince il 170° premio Akutagawa — il più importante riconoscimento letterario giapponese — con Tōkyō-to Dōjō-tō, uscito sulla rivista Shinchō nel dicembre 2023 e poi in volume per Shinchōsha. In conferenza stampa, lo stesso giorno, dichiara: «Questo è un romanzo scritto facendo pieno uso di un’AI generativa. Probabilmente circa il 5% del testo complessivo è scritto direttamente dall’AI generativa.» Il premio non è stato messo in discussione né revocato.
La scheda sta in archivio perché è il controfattuale del caso francese del settembre 2026, ed è un controfattuale pulito: stesso ingrediente, esito opposto, e una sola variabile a cambiare.
La giuria ha definito l’opera «praticamente perfetta». Keiichiro Hirano, membro della commissione di selezione, ha spiegato pubblicamente il criterio: «Se lo leggete, vedrete che l’AI generativa era menzionata nell’opera», e «ci saranno problemi con quel tipo di uso in futuro, ma non è il caso di Tokyo Sympathy Tower». Il testo generato, cioè, compare dove il romanzo mette in scena un personaggio che usa un modello — è materia narrativa dichiarata, non prosa nascosta. Kudan ha anche raccontato il rapporto: «Quando l’AI non diceva quello che mi aspettavo, a volte riflettevo i miei sentimenti nelle battute della protagonista.»
Due precisazioni che la stampa anglofona ha quasi interamente perso, e che vale la pena riportare perché riguardano proprio il meccanismo che la catena studia. La prima: il «5%» non è una misurazione ma una cifra detta d’istinto in conferenza stampa, come ha notato nippon.com. La seconda, più importante, è la rettifica della stessa Kudan in un’intervista del dicembre 2024: se la formula «scritto usando l’AI» continua a camminare da sola, «è diversa dai fatti, e vorrei correggerla». I titoli internazionali avevano trasformato «il 5% del testo viene verbatim da ChatGPT» in «ChatGPT ha scritto il romanzo premiato» — la stessa torsione che due anni dopo, in Francia, partirà da un punteggio software invece che da una dichiarazione.
C’è un seguito che chiude il ragionamento. Nell’aprile 2025, su commissione di un’agenzia pubblicitaria, Kudan scrive per la rivista Kōkoku un racconto generando deliberatamente il 95% del testo — rovesciando la proporzione — con circa duecentomila caratteri di prompt per quattromila caratteri di risultato. Nessuna sanzione, nessuno scandalo, perché la regola era dichiarata in partenza. La differenza fra l’esito giapponese e quello francese non sta nella quantità di macchina nel testo. Sta in chi lo ha detto per primo.
Codice attribuito retroattivamente il 23 agosto 2026, all’introduzione della notazione: è una ricostruzione dichiarata, non una registrazione in presa diretta.