Voce della Stanford Encyclopedia of Philosophy firmata da Stephen Thornton: prima pubblicazione il 13 novembre 1997, revisione sostanziale il 31 luglio 2026. Ad accesso libero, ed è il riferimento da cui partire su Popper.
Il criterio di demarcazione è riportato nella sua forma operativa: «se una teoria è incompatibile con possibili osservazioni empiriche è scientifica; viceversa, una teoria compatibile con tutte queste osservazioni, sia perché, come nel caso del marxismo, è stata modificata solo per accomodarle, sia perché, come nel caso delle teorie psicoanalitiche, è coerente con ogni osservazione possibile, è non scientifica». Merita notare una distinzione che la voce mantiene e che la vulgata appiattisce: nella classificazione di Popper la psicoanalisi è una pre-scienza, non una pseudoscienza; pseudoscienze sono astrologia e frenologia.
Da lì scendono le due conseguenze che l’archivio usa. La prima è che la corroborazione non è sostegno induttivo: «È facile, sostiene, ottenere evidenza in favore di virtualmente qualunque teoria, e di conseguenza ritiene che tale corroborazione, come la chiama, debba contare scientificamente solo se è il risultato positivo di una previsione genuinamente rischiosa, che sarebbe potuta concepibilmente essere falsa.» La seconda è la preferenza controintuitiva per le congetture improbabili: «più una teoria è improbabile meglio è scientificamente, perché probabilità e contenuto informativo di una teoria variano inversamente», e «il contenuto informativo, che è inversamente proporzionale alla probabilità, è direttamente proporzionale alla testabilità».
La ragione per cui questa scheda sta accanto a quella sulla filosofia della statistica è però il paragrafo 12, la valutazione critica, dove si trova il vuoto che conta. L’obiezione registrata è di Lakatos e nega che esistano affatto i test critici nel senso popperiano: che cosa sarebbe accaduto, chiede, se Galle non avesse trovato Nettuno? «La risposta è chiaramente no [che la fisica newtoniana sarebbe stata considerata falsificata], perché il fallimento di Galle si sarebbe potuto attribuire a un numero qualsiasi di cause diverse dalla falsità della fisica newtoniana.» E più avanti: «la falsificazione di una teoria scientifica di alto livello non è mai prodotta da un’osservazione isolata», perché le teorie sono «tenacemente protette dalla refutazione da una vasta cintura protettiva di ipotesi ausiliarie».
Qui va segnalata una cosa con precisione, perché è il punto in cui l’archivio ha corretto se stesso. La voce non contiene l’espressione «severe test», in nessuna delle sue forme, e non nomina Mayo: l’unica occorrenza affine è «la severità del test a cui una teoria può essere sottoposta, e per mezzo del quale è falsificata o corroborata, è di importanza fondamentale» (§5). La definizione tecnica di test severo sta nell’altra voce della stessa enciclopedia, quella sulla filosofia della statistica, ed è attribuita a Mayo. L’idea che un test valga per quanto avrebbe potuto smentire è di Popper; il termine come standard misurabile no, e Mayo stessa dice che Popper l’idea «non l’ha mai incassata adeguatamente» e che «definiva la severità in termini di successo predittivo inedito, il che è inadeguato».
Codice attribuito retroattivamente il 23 agosto 2026, all’introduzione della notazione: è una ricostruzione dichiarata, non una registrazione in presa diretta.