Tribuna di Mohamed Mbougar Sarr sul Nouvel Obs, 24 settembre 2026, il giorno prima dell’esclusione dal Goncourt. Sarr ha vinto quel premio nel 2021 con La più recondita memoria degli uomini, romanzo che ruota intorno a uno scrittore africano accusato di plagio nella Parigi degli anni Trenta: la coincidenza è troppo esatta per non dirla, ed è parte della ragione per cui la sua voce in questa vicenda pesa più di altre.

Il testo fa una cosa difficile e la fa in modo pulito: rifiuta il procedimento senza pronunciarsi sul merito, e lo dichiara. «Ignoro se Thélyson Orélien abbia usato l’IA per questo libro», scrive; e insieme, «provo una compassione profonda per Thélyson Orélien in questo momento», e «odio gli eccessi mediatici che hanno l’aspetto di una ghigliottina sbrigativa». Poi la frase che l’archivio tiene: «non si può ignorare o minimizzare, in questa vicenda, la dimensione razziale». E la richiesta minima: «vorrei che si lasciasse a questo autore una possibilità di spiegarsi».

Vale come strumento, non solo come documento, per la forma dell’argomento. Sarr non dice che Orélien è innocente, non contesta i punteggi del software, non difende un amico. Separa due questioni che in quei giorni quasi tutti hanno tenuto insieme: se la tesi sia vera, e se il modo in cui la si è stabilita sia accettabile. La seconda si può giudicare senza avere accesso alla prima, e giudicarla è doveroso proprio quando non si sa come stia la prima — perché è lì che un procedimento difettoso fa il danno maggiore. È il motivo per cui questo sito tiene la scheda accanto a quella del comunicato dell’Accademia e non al posto suo.

La dimensione che Sarr nomina è la parte che la stampa italiana ha quasi interamente saltata, e va riportata con i fatti: Orélien è haitiano e canadese, nero, francofono ma non francese; l’accusa è partita da un account anonimo intitolato al software che la sosteneva, gestito — come si è scoperto il 25 settembre — da un cronista del Figaro che dal 2025 lavora in un fondo che investe in startup di intelligenza artificiale, e che un mese prima aveva firmato una cronaca intitolata «In un mondo in cui tutti scrivono con l’IA, nessuno vorrà più leggere». Lo stesso Claudel, presidente dell’Accademia, aveva chiesto il 23 settembre: «Perché questa informazione esce adesso? Avete un autore haitiano e canadese, nero, francofono ma straniero. Altrettanti temi che possono sembrare piccanti in un periodo in cui le passioni si infiammano.»

Il sito non prende posizione sulla colpevolezza, che non è materia sua e che nel frattempo si è spostata su un terreno — il plagio — dove le prove sono documentali. Prende posizione su una cosa sola, ed è quella di Sarr: un procedimento che inverte l’onere della prova, affida l’accertamento a uno strumento mai validato sul materiale in questione e si svolge in ventiquattro ore su una piattaforma, non è un procedimento, qualunque cosa accerti.

WR