A metà ottobre Meta ha aggiornato le condizioni per gli account aziendali su Facebook, Instagram, WhatsApp e Threads: chi ha un account, cioè quasi ogni testata, avrebbe concesso la raccolta automatica dei contenuti dei siti «associati», senza possibilità di sottrarsi. Dopo le proteste degli editori Meta ha tolto la parola «addestrare», ha limitato l’uso a «prodotti pubblicitari e commerciali» e ha rinviato l’entrata in vigore al 20 novembre. L’azienda assicura che gli editori potranno continuare a bloccare i suoi crawler con il file robots.txt, ma nessuna versione delle condizioni lo scrive: la tutela degli editori resta affidata a una dichiarazione alla stampa. Gli esperti restano scettici: per il giurista Thomas Höppner è una violazione evidente del diritto europeo della concorrenza, e il rinvio potrebbe servire solo a rendere meno urgenti le richieste di misure cautelari. La Commissione europea richiama l’articolo 102 del Trattato e il Digital Markets Act, l’autorità britannica della concorrenza ha scritto a Meta, e le associazioni degli editori chiedono che le condizioni vengano ritirate prima di entrare in vigore.

WR